Uomini e nobiluomini


Uomini e nobiluomini
G iovanna, nipote adorata del Marchese Nicola Peccoli Macinelli ama Mario Ludovici, bravo ragazzo e di professione impiegato contabile, ragion per cui la relazione è ostacolata dallo zio che per lei vorrebbe il ricco e blasonato Conte Rodolfo al quale fa scrivere, a insaputa della nipote, dal fido Commendator Sandrini, esperto calligrafo e suo fedele segretario. Costui ricchissimo, ma addolorato di non avere un titolo nobiliare, funge da tuttofare per il Marchese nella speranza che gli procuri qualche blasone per via delle sue conoscenze. Per questo non esita a firmargli cospicui assegni credendo che il Marchese glieli investa in borsa. In realtà con quei soldi il marchese manda avanti la baracca mantenendo maggiordomo, l'inflessibile Guidobaldo e cameriera, la sensuale e dolcissima Caterina. Il povero Mario stanco dei continui rinvii e di non poter vivere appieno la storia d'amore con Giovanna le intima di sposarlo su due piedi pena la rottura del loro rapporto. La ragazza, dopo un iniziale tentennamento, accetta di sposarlo e con un paio di testimoni si reca in chiesa con il suo Mario. Il Sandrini nota la ragazza in abito nuziale e si precipita ad avvisare il Marchese che, conoscendo la chiesa dove solitamente si reca sua nipote per le funzioni religiose, vi si reca di corsa. Ma Giovanna e Mario si son sposati in un'altra chiesa e solo dopo il matrimonio lei chiede di andare in quella di Santa Rita, della quale era devota sua madre, a depositare ai piedi dell'altare i suoi fiori. Qui è intercettata dallo zio che, sicuro del fatto non ancora compiuto, finge una grave crisi cardiaca facendosi riportare d'urgenza a casa. In combutta col Sandrini e un medico fidato si attesta che è gravissimo ragion per cui Giovanna è costretta a restare al suo capezzale rinviando il viaggio di nozze con il povero Mario che deve per forza rientrare nella cameretta in affitto dove alloggia. Qui il Sandrini manda una squillo allo scopo di sedurre Mario e fotografarlo in pose sconce e tali da fare infuriare Giovanna. Ma il piano non riesce visto che il ragazzo è innamoratissimo della sua giovane moglie. La finzione va avanti finché Mario, non resistendo più alla lontananza si arrampica sui muri del palazzo ed entra in camera di Giovanna, ma contemporaneamente dalla camera dello zio giungono urla strazianti. Stavolta sta male per davvero avendo mangiato di nascosto del cibo che si è rivelato avariato. Il povero Mario ridiscende dal balcone per finire nelle mani di due guardie in perlustrazione notturna. Accompagnato al commissariato si dichiara ladro per non macchiare l'immagine di Giovanna e della sua blasonata famiglia. Ma quando il commissario si reca da loro per accertare che nulla sia stato rubato, scopre che in realtà il ragazzo è il marito legittimo di Giovanna per cui il non luogo a procedere e quasi infarto, stavolta vero, per suo zio. Giovanna vuole piantarlo in asso ormai stanca del suo rifiuto al punto che può tenersi i suoi soldi e lei si rifarà una vita con il bravo e onesto Mario. Allora lo zio le confessa la sua completa indigenza raccontandole il perché voleva farla sposare al ricchissimo Rodolfo e di come sua sorella morente gliela affidò in tenerissima età e di come la crebbe con infinito amore fino ad ora. Giovanna lo abbraccia con grande trasporto prima di correre da suo marito in commissariato, lasciando suo zio in compagnia dell'adesso infuriato Sandrini che rivuole assolutamente indietro tutti i soldi che gli ha dato. Ma cosa sono in fondo quei pochi danari per il titolo di Barone che gli ha procurato dall'amico Principe? Al settimo cielo Sandrini ringrazia e si commiata mostrando un nuovo e insospettabile portamento da nobile, come se si fosse calato immediatamente nel suo nuovo status. Al povero Marchese non resta quindi che accettare la corte di Olga, una ricchissima e grassissima salumiera, a sua volta bramosa di un titolo nobiliare.
Discreta commedia con Vittorio De Sica indiscusso mattatore, i cui duetti con la spalla Carotenuto sono tutti assai godibili. Con loro un buon cast di gregari con un paio di giovanissime seduttrici nelle sensuali Elke Sommer e Maria Grazia Spina.



Uomini e nobiluomini
Italia 1959
Regia: Giorgio Bianchi
Musiche Nino Oliviero
con
Vittorio De Sica: Marchese Nicola Peccoli Macinelli di Afragola
Antonio Cifariello: Mario Ludovici
Silvia Pinal: Giovanna
Mario Carotenuto: Commendator Sandrini
Raffaele Pisu: Raffaele, il bersagliere
Alberto Talegalli: Frangipane
Carlo Pisacane: Beverello
Elke Sommer: Caterina
Marco Tulli: Guidobaldo, il maggiordomo
Maria Grazia Spina: la seduttrice di Mario
Francesca Benedetti: Amalia Cavicchioni
Tiberio Murgia: il macrò
Gustavo Serena: Dottor Bardelli
Bruno Smith: il Commissario
non accreditati
Dori Dorika: Olga
Mimmo Poli: carcerato
Ettore Ribotta: poliziotto

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