Il commissario


Il commissario
D ante Lombardozzi è uno scrupoloso funzionario di polizia, un vice commissario che ambisce a far carriera, ambizioso al punto da riaprire un caso apparentemente risolto circa la morte del prof. Di Pietro, un noto esponente politico. Costui sembra essere stato investito fortuitamente da un automobilista di passaggio mentre transitava di notte in un strada buia della periferia di Roma. Sul caso sembra essere calata dall'alto una specie di cortina atta a coprire una possibile "scappatina" notturna dell'uomo, famoso sociologo ed educatore, che si vuol mantenere segreta, vista anche la sua appartenenza alla parte politica più morigerata dello schieramento parlamentare. L'investitore tra l'altro è stato identificato ed ha confermato la dinamica dell'incidente, ragion per cui visto che è la vigilia di Pasqua, si può pensare a trascorrere le feste con le proprie famiglie. Il Lombardozzi è l'unico a non essere ancora sposato e senza famiglia, se non fosse per quella della fidanzata Marisa Santarelli che non ha ancora avuto modo di farsi conoscere per i continui impegni del suo lavoro. Ha rimandato già diversi inviti a pranzo organizzati per presentarlo ai suoi e anche stavolta gliela dà buca visto che ha rilevato alcune discrepanze in quel caso apparentemente dato per chiuso. Infatti inizia ad indagare per proprio conto scoprendo veramente una tresca che l'uomo aveva con una prostituta romana conosciuta come Maria "manicomio" per via del suo carattere irascibile. Scopre il motel dove si erano incontrati e che il famoso conducente che aveva investito l'uomo, tale Armando Provetti, altri non era che il suo protettore e fidanzato. La donna aveva colpito l'onorevole con una bottiglia di champagne in testa dopo una lite scoppiata nel motel, forse per auto difesa della stessa donna, ma tale da procurargli la morte. Allertato il fidanzato, l'aveva aiutata a portare via il cadavere e ad inscenare il finto incidente. Ma a sorpresa Maria, che non regge la pressione messagli dalle indagini del Lombardozzi, si suicida dopo che il suo fidanzato si era accollato la responsabilità dell'omicidio. Il caso sembra di nuovo chiuso con questa confessione ma Lombardozzi che è stato promosso commissario sa che il giovane è innocente, ma ormai non sa più come fare per aiutarlo visto che la donna si è suicidata. Succede però che durante il processo Armando Provetti non riconosca quanto confessato perché estorto con la violenza dal Lombardozzi che lo picchiò, a suo dire, pesantemente. Trasalendo il giudice chiama al banco il neo commissario che dopo una breve pausa di riflessione, vede il modo di liberarsi la coscienza, confermando quanto dichiarato dal teste, rendendo così nulla la sua confessione con l'immediato rilascio dell’imputato. E' ovvio che ha buttato al vento la sua carriera tra la sorpresa di tutti i suoi colleghi ma si è almeno tolto un peso  che gli impediva di dormire. Una cosa però deve sistemare e sorpreso il Provetti al cinodromo dove è solito bighellonare e scommettere, lo acciuffa per il bavero e lo porta in un bagno dove lo riempie di bastonate. "Ecco adesso puoi dire che t'ho menato" mentre soddisfatto si allontana. Lo vediamo finalmente fare la conoscenza dei suoi suoceri e parenti della fidanzata, dando prova di appetito ancorché senza lavoro. Ma ha pur sempre una laurea dice fiero, mentre si pappa un bel piatto di fettuccine, col suocero che lo tranquillizza, visto che un posto nella loro azienda al limite lo troveranno di sicuro. Infatti lo vediamo subito dopo alla guida mentre fa le consegne giornaliere col furgone della ditta sul quale campeggia la scritta "E' LA PASTA SANTARELLI CHE VI NUTRE E VI FA BELLI".
Commedia amara con un sempre divertente Alberto Sordi in un personaggio la cui capigliatura, aldilà del carattere, è già garanzia di risate. L'ambizione, tipica di tanti altri soggetti da lui interpretati, portata in scena in un contesto di puritanesimo ipocrita che permeava l'allora società italiana rende il film interessante anche in un ambito prettamente sociologico.


Il commissario
Italia 1962
Regia: Luigi Comencini
Musiche Carlo Rustichelli
con
Alberto Sordi: vice commissario Dante Lombardozzi
Franca Tamantini: Marisa Santarelli
Alessandro Cutolo: il commissario capo
Alfredo Leggi: Armando Provetti
Mino Doro: Colonnello Menotti Di Pietro
Franco Scandurra: commissario Matarazzo
Aldo Bufi Landi: Ettore Gargiulo
Angela Portaluri: Maria De Santis detta "manicomio"
Andrea De Pino: maresciallo Polidori
Alberto Vecchietti: avvocato Zecca
Giuseppe Fazio: commissario Ippoliti
Pasquale Campagnola: brigadiere Peluso
Carlo Bagno: dott. Longo
Gaetano Ricci: Ferruccio
Gastone Renzelli: il fratello di Maria
Lina Lagalla: la madre di Marisa
Giovanni Gianfelici: il padre di Marisa
Paola Belipani: la sorella di Marisa
Emilio Marchesini: il cognato di Marisa
Ernesto Tonetto: il nonno di Marisa
Luigi Pellegrini: lo zio di Marisa
Maria Teresa Filori: Claudia
Ennio Balbo: il conferenziere al congresso
Pasquale De Filippo: un giornalista
Gustavo Quinterio: il capo di gabinetto
Enrico Lazzareschi: un giornalista
Vincenzo Falanga: un poliziotto

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