Le spie uccidono a Beirut


Le spie uccidono a Beirut 1965
B ob Fleming, Agente 077 è stato incaricato dai servizi segreti americani di recuperare un importante microfilm contenente progetti di armi atomiche trafugati da due scienziati russi espatriati oltre cortina. A Parigi arriva all'appuntamento con uno di essi un attimo dopo che lo scienziato venisse ucciso da un sicario russo. Il suo collega invece sembra si sia rifugiato ad Amburgo dove un contatto lo indirizzerà in un locale notturno dove l'uomo è solito appartarsi. Ma anche qui arriva appena in tempo per assisterne alla morte, sempre freddato da una squadra di agenti sovietici molto ben organizzata e con i quali ha un primo e turbolento confronto. Scopre che i microfilm erano stati consegnati ad una persona fidata che vive a Beirut dove prontamente si reca per arrivare ancora una volta in ritardo.  L'uomo, Adolf Grune, è stato catturato dai russi ma fortunatamente i microfilm li ha sua figlia Liz che Bob aveva inaspettatamente conosciuto sul volo per il Libano. Essendo un donnaiolo aveva cercato di farle vanamente la corte, ma quando si imbatte nuovamente nella ragazza che è braccata dai russi, deve per forza prendersi cura di lei e proteggerla dagli avversari. Tra questi l'ottimo ed efficiente Ivan soffre la prepotenza e violenza del collega Yuri, tipo che non si fa scrupoli di torturare e uccidere le sue vittime, comprese le donne, come Liz che caduta nelle loro mani scampa alla brutalità di Yuri solo grazie al più umano Ivan. Bob a sua volta caduto nelle loro mani ha però nella manica diversi trucchetti rappresentati da gadget micidiali che usa per liberarsi e sferrare l'attacco ai russi. Liberata Liz che è stata costretta a cedere i microfilm, scopre che Yuri ha tentato di uccidere il collega e prenderseli per filare con un’altra collega per darli ad una potenza terza alla quale evidentemente si era votato da doppiogiochista quale era. Bob riesce a recuperarli ed eliminare i pericolosi rivali clamorosamente usciti allo scoperto per poi dover cedere il tutto all'accorrente Ivan che, soltanto ferito, si era prontamente portato con altri colleghi sulle loro tracce. Egli tuttavia ringrazia il collega americano col quale aveva combattuto a sua insaputa affinché nessun'altra potenza avesse potuto usufruire dei segreti atomici che peraltro Russia ed America già detenevano. Per la prima volta quindi, seppur ignari, avevano agito insieme contro un pericolo maggiore che nella realtà si era materializzato col tradimento di Yuri. Ivan si riprende da Bob quello che crede siano i microfilm, senza contare sul fatto che l'americano, molto lesto di mani, gli ha rifilato una copia per poi andare a festeggiare allegramente con Liz che ha avuto modo di essere conquistata dall'aitante Agente 077.
Luciano Martino firma questo discreto italian spy con il pseudo di Martin Donan avvalendosi del prestante Richard Harrison, amatissimo dal pubblico nostrano e convincente interprete dei vari generi ai quali si prestava in quel prolifico periodo per la sua carriera e per il nostro cinema. La trama non è fluida a causa di un montaggio non proprio a regola d'arte, ma può contare su esterni francesi, tedeschi e ovviamente libanesi come da titolo, oltre a uno stuolo di belle fanciulle e ad un cattivo storico come Luciano Pigozzi, il terribile Compagno Yuri nei crediti col nome d'arte
consueto di Alan Collins.


Le spie uccidono a Beirut
Italia, Francia 1965
Regia: Luciano Martino
Musiche Carlo Savina
con
Richard Harrison: Bob Fleming / Agente 077
Dominique Boschero: Liz Grune
Luciano Pigozzi: Compagno Yuri Agente KGB (accreditato Alan Collins)
Aldo Cecconi: Compagno Ivan Agente KGB (accreditato Jim Clay)
Wandisa Guida: Elena
Carla Calò: Jane Cartland
Clément Harari: Geoffrey Home
Alcide Borik: Lepetit
Danny Taborra: Adolf Grune
Goffredo Unger: capo tribù a Baalbek
Audry Fisher: Heidi
Franco Freda: Ali

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