Capitan Fuoco


Capitan Fuoco
P ietro, un cacciatore di frodo, è stato sorpreso dagli uomini del Conte Gualtiero di Roccalta dopo aver ucciso un cinghiale. La punizione prevista di 50 frustate viene eseguita anche per volontà della Contessina Elena fatta oggetto delle attenzioni dell'uomo. Ma dopo i primi colpi viene interrotta dall'arrivo del Conte stesso che è addirittura colpito dalla bravura di quell'arciere che è riuscito a porre fine alle scorribande di quell'esemplare conosciuto come il solitario. Dopo essersi complimentato lo commiata con un prosciutto in dono col quale Pietro raggiunge i suoi. E' meglio cambiare aria per lui e i suoi tre amici ma una volta al guado, che segna il confine col vicino feudo di Serra, assistono alla fuga precipitosa di un tale inseguito da soldati a  cavallo. Costoro vengono fermati dopo aver varcato il confine di Roccalta dagli armigeri del Conte che intimano loro di ritornarsene indietro e che nessun altro sconfinamento futuro verrà tollerato. Questo fa si che lo stesso Barone Oddo di Serra venga a chiedere ragioni al Conte per non aver potuto riportare indietro un loro ricercato di omicidio, ma senza a sua volta ottenere niente e anzi creare una forte tensione tra i due feudi. L'uomo, di nome Rocco,è stato accolto e rifocillato da Pietro e i suoi e grazie ad un eremita che conosce han potuto trovare rifugio in una grotta sui monti della quale nessuno conosce l'esistenza e dalla quale dominare tutta la valle sottostante e i movimenti che vi avvengono. Ribattezzato "Cinghiale" per la sua forza, l'uomo racconta di essere il fabbro di Serra e di aver avuto un diverbio con un soldato del Barone e per difendersi lo aveva accidentalmente ucciso. La sua fuga aveva fatto scattare la ritorsione del Barone che stava seminando il terrore nella popolazione rea di aver dato aiuto al fuggiasco. Pietro allora inizia con delle sortite a sorprendere i soldati del Barone, ridicolizzandoli a volte, nel tentativo di far sollevare la popolazione. Ottiene invece fughe in massa verso Roccalta per paura di rappresaglie. Per fortuna loro il Conte Gualtiero è nobile d'animo e si prodiga per alleviare i disagi della gente accogliendola e rifocillandola al punto che il Barone ordisce un diabolico piano per liberarsi sia del nobile rivale che del pericoloso brigante. Con una delle frecce di Pietro fa trafiggere a tradimento il povero Conte Gualtiero inducendo sua figlia a dargli la caccia incolpandolo della sua morte.
A nulla può il povero Pietro per spiegare alla donna la sua innocenza ed è costretto ancora a darsi alla macchia. Ma è ormai per tutti Capitan Fuoco, nome datogli dai suoi perché "chi lo tocca si scotta" e dopo alcune scaramucce il nostro riuscirà a dimostrare la sua innocenza ed avere la meglio sul crudele Barone in un cruento duello finale. Un bacio struggente con con la Contessina Elena sancisce la loro unione tra le acclamazioni festanti del popolo.
Nonostante una recitazione modesta e la mancanza nei titoli di un maestro d'armi a dare maggior credibilità ai duelli, il film è un discreto esempio di cappa e spada che si avvale soprattutto dell'amato e prestante Lex Barker nel suo periodo aureo italiano. Con lui tanti volti noti di comprimari e caratteristi in voga in quegli anni.


Capitan Fuoco
Italia, Francia 1958
Regia: Carlo Campogalliani
Musiche Carlo Innocenzi
con
Lex Barker: Pietro, detto Capitan Fuoco
Rossana Rory: Elena di Roccalta
Massimo Serato: Barone Oddo di Serra
Anna Maria Ferrero: Anna
Paul Muller: Rusca
Carla Calò: Teresa
Herbert A.E. Böhme: Conte Gualtiero di Roccalta
Dante Maggio: Civetta
Piero Lulli: Lupo
Livio Lorenzon: Capitan Manfredo
Luigi Cimara: Eremita
Furio Meniconi: Rocco “Cinghiale”
e con
Mario Meniconi
Umberto Fiz
Andrea Scotti
Luigi Tosi
Gino Scotti
Luigi Guasco
Lilly Furia
Tonino Stoppa

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