Quel bravo ragazzo


Quel bravo ragazzo
L eone Cosimato, cresciuto in orfanatrofio, trascorre la sua vita semplice e ingenua, nonostante i suoi 35 anni compiuti, in parrocchia con Don isidoro al quale fa ancora da chierichetto insieme a tanti altri piccoli frequentatori dell'oratorio che sembrano essere molto più svegli di lui. Ad esempio sanno consigliarlo anche sugli acquisti fatti da extra comunitari con i quali bisogna sempre trattare al ribasso. Contro ogni aspettativa la sua vita viene sconvolta quando il suo vero padre, Don Ferdinando Cosimato, potente capo mafia in fin di vita, decide di lasciargli le sue proprietà e poteri. Recuperato dagli "zii" Vito Mancuso e Salvo La Mantia, che omaggiano il prete di un congruo assegno per evitare discussioni, accompagnano il ragazzo nel covo del padre morente che lui involontariamente agevola nella dipartita pestando il tubo dell'ossigeno che lo teneva in vita. L'avvocato Enrico Greco che cura gli interessi della "famiglia", ha promesso al boss di occuparsi personalmente dell'inserimento del ragazzo, ma nonostante i suoi sforzi e quelli degli "zii" la cosa si rivela impossibile vista la dabbenaggine del soggetto nelle cose della vita unita a una elevata dose di goffaggine che ne impedisce l'apprendimento e l'uso di qualsiasi arma gli si voglia mettere in mano senza rischiare la propria incolumità di istruttore. Non parliamo poi dei primi incontri pubblici con i taglieggiati storici del pizzo ai quali fa sconti o abbona rate con perdite secche di qualche centinaia di migliaia di euro già nei primi giorni. Decidono che è meglio eliminarlo e visto che c'è un incontro con la mala colombiana per un acquisto di coca lo mandano allo sbaraglio con una valigetta piena di carta straccia invece dei soldi, facendo infuriare il colombiano che tuttavia, ritenendo la sua una prova di coraggio, lo caccia minacciandolo di morte se si ripresenterà un'altra volta. Intanto il dipartimento anti mafia si è accorto dei nuovi movimenti e tramite l'avvenente agente Sonia Morbelli ha contattato lo sprovveduto Leone al quale ha regalato quel che sembra un’innocua collana con crocefisso mentre è in realtà un microfono per monitorare ogni loro conversazione. Con la ragazza vive momenti felici e spensierati e lei stessa si rende conto dell'assoluta estraneità alla malavita di quel giovane così genuino e puro di animo. Arriva il giorno del gran raduno delle famiglie per eleggere il Capo dei Capi e il nostro Leone fa il debutto con un discorso sconclusionato che tuttavia scuote i presenti sulla possibilità di prendersi una pausa e godersi la vita come vuol fare lui con la sua ragazza, dimettendosi da quella ditta il cui lavoro che è così stressante. E mentre va a "sgocciolare le olive" la DIA entra in azione, con Sonia che lo chiude in bagno mentre i suoi colleghi portano via tutti i presenti. Il povero Leone viene liberato da Sonia e tutto contento, non trovando più nessuno dei convenuti, pensa che abbiano seguito il suo consiglio di cambiare vita anche se a giudicare dalle sedie rotte debbono aver litigato per bene prima di decidere. Lei lo accompagna in stazione, non può dirgli chi è realmente e non può vivere con lui anche se le dispiace molto e quel bravo ragazzo, buono, buono se ne sale sul treno e lo rivediamo tempo dopo con Don Isidoro ritornato alla vecchia vita di parrocchia. Ma stavolta con consigli da dare anche ai più vecchi del paese su come vivere bene e senza stress.
Il candido Luigi Luciano meglio noto come Herbert Ballerina non ha francamente i mezzi per avere un ruolo da protagonista, vivacchiando sul personaggio dell'imbranato reso popolare a fianco di Maccio Capatonda in brevi sketch televisivi di gran lunga più apprezzabili di un film intero. Non basta quindi la simpatia che nutriamo per lui per farci apprezzare in pieno un film che per fortuna è breve e  piace per la bella fotografia, la bravura dei comprimari (veri attori) e le tante azzeccate comparse che fanno, seppur con i toni della commedia, respirare un'aria di "Cosa Nostra" piuttosto convincente.


Quel bravo ragazzo
Italia 2016
Regia: Enrico Lando
Musiche Fabio Gargiulo
con
Herbert Ballerina: Leone Cosimato
Luigi Maria Burruano: Don Ferdinando Cosimato
Tony Sperandeo: Vito Mancuso
Enrico Lo Verso: Salvo La Mantia
Ninni Bruschetta: Avvocato Enrico Greco
Daniela Virgilio: Sonia Morbelli
Mario Pupella: Don Costabile
Maccio Capatonda: Don Isidoro
Ivo Avido: vigile urbano
Beniamino Marcone: Tonino Curcio
Ernesto Mahieux: Genny Russo
Giampaolo Morelli: Alfonso Marino
Yoon C. Joyce: Boss cinese
Jordi Mollà: Boss colombiano

Commenti

  1. Sicuramente la migrazione da piccola comicità di Cabaret a Cinema non è semplice...chi c'è riuscito ha dovuto cambiarsi i panni....vedi Bisio, vedi Siani, vedi Albanese, vedi Verdone e molti altri.
    Chi ha voluto invece mantenere troppo integra la propria natura non ha sfondato sul grande schermo, vedi "I soliti Idioti" ed altri ovviamente.
    Questo sicuramente dipende anche dalla bravura dell'attore stesso nel sapersi adattare e sapersi trasformare.

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