I nostri mariti

I nostri mariti 1966

Il marito di Roberta

Giovanni Lo Verso ha conosciuto Roberta in una recita organizzata da Don Costantino suo sacerdote ed ex-insegnante,  che oggi gli dice di pazientare ed aspettare che sua moglie si plachi dalle paure di essere sottomessa. Eh già lui l'ha sposata ma ancora non è riuscito a "consumare" per il fatto che lei, Roberta, non vuole sentirsi sottomessa all'uomo. Anzi lei vorrebbe diventare uomo e relegare Giovanni a casalingo, invertendo ruoli che l'uomo non riesce nemmeno a concepire. Ma essendo stato licenziato, è costretto dagli eventi a badare alla casa mentre Roberta lavora come rappresentante di vini. Giovanni non ne può più di continuare quella vita e cerca di irrompere una notte nella camera di sua moglie, dato che dormivano su letti separati, ottenendo soltanto un forte esaurimento della donna e la ferma reazione della madre e zie di lei che la portano a casa loro. Viene ricoverata in ospedale per una febbre che non vuol scendere e lì Giovanni scopre tramite il primario, che Roberta sta per diventare uomo e la chirurgia può aiutarla in questo passo che lei intende compiere e soddisfare il suo desiderio di fare il servizio militare. Tempo dopo Giovanni appostato fuori dalla caserma, cerca invano di baciarla per strada durante la libera uscita, venendo accerchiato da una folla inferocita che lo scambia per un vizioso a caccia di militari e solo l'intervento della polizia gli evita il linciaggio.

Il marito di Olga

Ottavio Pelagatta impiegato presso la Curia di Bergamo è nelle grazie di Mons. Petrarca e ciò gli consente di ottenere un piccolo favore a vantaggio del vecchio usciere Cesare, che lo aveva irretito invitandolo a casa, dove la bella figlia Olga aveva fatto il resto inducendo il giovane a prodigarsi per loro. Il permesso per una stradina che potrebbe far lievitare il prezzo del terreno di zia Bice che vive con loro. Costei ha anche numerosi appartamenti affittati ed altri beni in titoli e denaro. Olga è molto bella e Ottavio aitante e ben felice di unirsi a lei. Si sposano e vanno a vivere in un appartamentino dirimpetto a quello di zia Bice la cui indole invadente finisce col tempo per innervosire Ottavio. Lei vorrebbe vedere un nipotino prima di chiudere gli occhi per sempre, ma Ottavio che si è visto preferire il ragionier Manzi come capo ufficio da Monsignore, è restio ad aumentare la famiglia nell'immediato. Così che alla morte di zia Bice trovano la sorpresa dal notaio, che consiste nell'avere tutta l'eredità solo
se Olga avrà un figlio. Poco male dato che in pochi mesi potranno venire in possesso dell'intera fortuna; in fondo cosa ci vuole a fare un figlio? Ci vuole che il povero Ottavio, stressato dall'idea come un chiodo fisso nella sua testa, diventa improvvisamente impotente. L'andrologo che lo visita gli prescrive di liberare la testa dallo stress e godersi un periodo di vacanze senza pensieri e ritroverà la sua virilità. Ma ogni volta che nell'intimità si apprestano all'atto, il povero Ottavio fa cilecca al punto che si rende necessario un piano alternativo. C'è quel Giovannino Manzi, collega di Ottavio che potrebbe fare al caso. Basta invitarlo a cena a casa loro e lasciarlo ripetutamente solo con Olga, trovando ogni volta una scusa nuova, per far succedere il "miracolo". Durante l'ennesimo pranzo in trattoria al quale è stato invitato il Manzi, Olga avrà la certezza di essere rimasta incinta, così che padre, figlia e Ottavio si alzeranno felici dal tavolo e se ne torneranno a casa lasciando solo e all'oscuro il povero Manzi, con addirittura il conto da pagare.

Il marito di Attilia

Umberto Codegato, appuntato dei Carabinieri con fama di donnaiolo, viene aggregato alla squadra del brigadiere Antuono che con un altro collega cercano di arrestare il pericoloso latitante Tantumergo. Travestiti da operai del comune col compito di riparare una strada, di fronte alla casa del bandito, mettono in atto il piano stabilito. Il bandito era sfuggito al primo tentativo di cattura grazie alla collaborazione degli abitanti di quella borgata periferica che al grido "ariveno i carubba" gli avevano consentito di mettersi in salvo presso una baracca sul fiume di un amico. Ma lui è gelosissimo della moglie Attilia e il piano dei carabinieri è quello di usare il fascino di Umberto per far credere ai vicini di casa che Attilia se la stia vedendo con un altro, cosa da indurre il marito, di sicuro avvertito, a tornare a casa e cadere in trappola. Con le scuse più varie Umberto riesce a introdursi a casa di Attilia e lusingarla al punto che di notte arriva come un toro infuriato il marito, prontamente catturato dai colleghi. Non resta che fare due conti con Attilia sugli anni che dovrà stare sola soletta mentre Umberto la aiuta a tirar giù le coperte per non sgualcirle…
Tre episodi a tema molto divertenti, con un cast e registi tra i massimi esponenti della florida commedia all'italiana del tempo. Molto bravi nei loro episodi i tre mariti e stupende le mogli con tre bellezze di allora tra le più apprezzate e tra le quali la mia preferita è “La Meravigliosa Angelica” e chi mastica cinema sa a chi mi riferisco.


I nostri mariti
Italia 1966
Regia: Luigi Filippo D'Amico, Luigi Zampa, Dino Risi
Musiche Piero Piccioni e Armando Trovajoli
con
ne Il marito di Roberta
diretto da Luigi Filippo D'Amico
Alberto Sordi: Giovanni
Nicoletta Machiavelli: Roberta
Elena Nicolai: la madre di Roberta
Alessandro Cutolo: Don Costantino, il prete
Claudio Gora: il primaro dell'ospedale
Antonio Acqua: medico condotto
ne Il marito di Olga
diretto da Luigi Zampa
Jean-Claude Brialy: Ottavio
Michèle Mercier: Olga
Akim Tamiroff: Cesare, padre di Olga
Tecla Scarano: Bice, zia di Olga
Lando Buzzanca: il ragionier Manzi collega di Ottavio
Corrado Olmi: Sa Eminenza Mons. Petrarca
Mario Pisu: l'Andrologo
ne Il marito di Attilia
diretto da Dino Risi
Ugo Tognazzi: Umberto appuntato dei Carabinieri
Liana Orfei: Attilia
Giulio Rinaldi: Tantumergo, il marito di Attilia
Alfredo Marchetti: il maresciallo dei Carabinieri Galbiati
Mario Frera: brigadiere Antuono collega di Umberto
Tano Cimarosa: l'amico di Tantumergo
Aldo Canti: teppistello di borgata

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