Meglio morto che vivo


C ain, ora noto e famigerato come Killer Cain, dopo aver scontato una pena di 18 anni di reclusione per svariati omicidi ed esser stato graziato per buona condotta e anche per non aver preso parte ad un tentativo di evasione di massa, cerca con molte difficoltà di reinserirsi nella società. E' difficile per lui ex-galeotto trovare un lavoro in un mondo dove tutto sembra cambiato e la modernità ha preso piede anche in quello che era il selvaggio west. Dove si girava armati c'è ora gente pacifica e laboriosa, che è tuttavia attratta da quello che era un tempo il vivere quotidiano, fatto di sparatorie e fatti di sangue, tanto che quando capita nei vari paesi Dan Ruffalo col suo carrozzone di ricordi, la gente accorre a vedere lo spettacolo di un tiratore formidabile, Billy Valence, che colpisce ogni genere di bersaglio, anche mobile e può guardare tutta una serie di cimeli appartenuti a fuorilegge del passato, tra cui la pistola di Cain che viene accolto da Ruffalo a braccia aperte. Lui è l'unico che può garantirgli un lavoro remunerativo e al tempo stesso lucrare sul suo nome come richiamo irresistibile per il pubblico: Signori ecco a voi Killer Cain il temibile assassino che si esibirà davanti ai vostri occhi. Questo scatena a lungo andare la gelosia del giovane Billy che dopo l'arrivo di Cain non è più la stella dello spettacolo, pur essendo giovane e senz'altro più veloce e preciso dell'arrugginito collega-rivale. Cain cerca di fargli capire che le cose sono diverse quando si ha di fronte, al posto di un bersaglio inerte, un uomo che può spararti, ma il giovane finirà per cacciarsi nei guai, uccidendo per gelosia Dan Ruffalo, il proprietario che gli riserva da tempo la parte più piccola del ricavato, finendo poi ucciso in una sparatoria con un altro balordo. Cain che ha iniziato una nuova vita come allevatore di bestiame ed ha sposato Monica, una giovane incontrata nel suo vagabondare e che ha creduto in lui, può finalmente starsene in pace e lavorare sul progetto del ranch con sua moglie che tanto ama. Sembra la chiusura ideale di un film, ma l'oscuro passato di Cain presenta ancora una volta il conto nella persona di un giovinastro tutto azzimato che si presenta in fattoria con fare da viaggiatore o piazzista. Ma la merce che estrae dalla borsa è una colt calibro 9 che esplode due colpi uccidendo lo sbigottito Cain. Alla moglie disperata urlerà scappando che aveva vendicato suo padre.
Tolta la sparatoria iniziale nel tentativo di evasione dal carcere, il film perde per strada ogni tipo di velleità risultando il modo peggiore di impiegare un fisico aitante come quello di Clint Walker, adatto a ben altro che a cercare disperatamente e alla fine invano, di lavorare la terra. Tra il roboante Killer Cain di questa pellicola e l'avventurosa Guida indiana Luther 'Yellowstone' Kelly c'è il giorno e la notte. Ma là c'era un certo Gordon Douglas, dieci anni prima, dietro la macchina da presa. Vincent Price, sempre bravo e convincente, parla in italiano con la voce inconfondibile del sommo Emilio Cigoli.

More Dead Than Alive
Stati Uniti 1969
Regia: Robert Sparr
Musiche Philip Springer
con
Clint Walker: Cain
Vincent Price: Dan Ruffalo
Anne Francis: Monica Alton
Paul Hampton: Billy Valence
Craig Littler: Karma
Mike Henry: Luke Santee
Clarke Gordon: Carson
Beverly Powers: Sheree
William Woodson: Warden
Harry Lauter: Dottore
Frank Baxter: Banchiere
Eric Matthews: Wes Santee
Robert Foulk: Brill
Andy Albin: Fletcher
Fred Scheiwiller: Cawley
Walt La Rue: Graber
Frank Babich: Tandy

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