Vita di Pi


S pettacolare e visionario ma anche molto confusionario quando tenta di dare un senso alla storia di per sé improbabile e assolutamente incredibile. 227 giorni in balia del mare, condividendo la scialuppa di salvataggio con una tigre del Bengala e riuscendo ad arrivare per inerzia dalla Fossa delle Marianne, dove è naufragata la nave, fino alle coste del Messico è tutto dire. Ma tant'è e quel che resta è uno spettacolo di computer grafica che ha coinvolto tantissime persone per un totale di ben 600 mila ore lavoro, come ci è dato apprendere dai titoli di coda. Ang Lee mette in scena la storia di Pi, un ragazzo indiano dal curioso nome di Piscine Molitor Patel, nome che nella natia India è stato spesso storpiato in "piscione" dai suoi compagni di scuola. Suo padre gestisce uno zoo a Pondicherry, India francese, costruito sul terreno comunale e quando iniziano a scarseggiare i fondi per il suo mantenimento, decide di trasferirsi con la moglie e l'altro figlioletto in Canada dove conta di vendere gli animali e col ricavato rifarsi una vita. Purtroppo una tempesta furiosa manda a picco la nave che li trasportava e solo Pi riesce ad imbarcarsi su di una scialuppa di salvataggio, dove dopo le prime fasi concitate, scoprirà di essere in compagnia di una zebra, una iena raccolta in mare e una femmina di orango anch'essa salvata dalle acque. Ha il suo bel da fare a tenere a bada la iena e non sa ancora che sottocoperta c'è anche Richard Parker, l'imponente tigre del Bengala che improvvisamente entra in scena eliminando la iena che aveva fatto scempio della zebra e del povero orango. Per lui inizia così una terribile avventura in aggiunta alla già terribile esperienza di naufrago e che lo vede sistemarsi in una zattera di fortuna, legata alla lancia, e composta da giubbotti di salvataggio, remi e qualche salvagente messi insieme alla meglio. Cercando di razionare al meglio i viveri composti da gallette e la poca acqua, è costretto anche a nutrire con del pesce la tigre ben sapendo di rappresentare il suo unico pasto in quanto esperta nuotatrice e, se spinta dalla fame, in grado di balzare in acqua e sbranarlo. Col tempo che passa inesorabilmente e burrasche che si alternano a calme piatte, Pi decide di tentare di ammaestrare la possente tigre, escogitando diversi metodi, che oltre a tenerlo occupato, cosa importantissima in quei frangenti, gli consentono pian piano di farsi accettare dall'animale, arrivando a condividere con lei la scialuppa. Una misteriosa isola galleggiante costituisce una insperata tappa verso la salvezza finale. Da essa ottiene cibo vegetale per lui e tanti piccoli suricati per sfamare Richard Parker. L'isola è un mondo vegetale abitato da migliaia di questi piccoli animaletti, che di notte, per uno straordinario processo chimico, trasforma le sue acque dolci di giorno, in potentissimi acidi in grado di dissolvere ogni tipo di animale per nutrirsene assimilandone le sostanze organiche. Ecco perché tutti si rifugiano sugli alberi di notte e la tigre preferisce tornarsene a bordo della barca. Ripartiti, hanno ancora parecchio tempo, prima di raggiungere stremati le coste del Messico, dove Pi verrà portato in ospedale mentre la tigre sparirà per sempre dalla sua vita, rintanandosi nel folto della foresta al limitare della spiaggia dove sono approdati. Pi racconterà due storie agli increduli ispettori della compagnia di navigazione giapponese, quella assurda vissuta con la tigre e un'altra più plausibile, dove sostituirà gli animali con sua madre, un marinaio, il truce cuoco, un fugace e impressionante Gérad Depardieu, e sé stesso nel ruolo della tigre, ovvero il suo lato malvagio che gli ha consentito di salvarsi. Yann Martel, lo scrittore che lo sta intervistando in Canada, preferisce per il suo romanzo quella con la tigre, che è anche la scelta di Pi ed è in fondo quello che ha voluto Dio. Quel Dio che ha ricercato fermamente fin da bambino partendo dall'Induismo, tipico della sua gente, per poi abbracciare il Cristianesimo e di passaggio anche l'Islam, ricollegando la fine del film con i preamboli legati alle tematiche religiose dell'inizio.
Quel che resta, come dicevo più sopra, aldilà della storia, sono le tantissime scene di una bellezza sconcertante, dove l'onirico si fonde ai cieli stellati e alle acque cristalline o nere e violente in un tripudio visivo senza precedenti. Poi lei, la tigre fiera e maestosa e confesso che ha turbato un pochino i miei sogni stanotte, tanto che al risveglio ho guardato la mia gattina con ben altro occhio del solito, più rispettoso, quasi fosse una piccola Richard Parker.
Life of Pi
USA 2012
Regia: Ang Lee
Musiche Mychael Danna
con
Suraj Sharma: Pi
Ayush Tandon: Pi da ragazzo
Irrfan Khan: Pi da adulto
Rafe Spall: Yann Martel lo scrittore
Gérad Depardieu: cuoco francese di bordo
Tabu: madre di Pi
Adil Hussain: padre di Pi

Commenti

  1. Senza dubbio film visionario, ricco di immagini davvero uniche e spettacolari realizzate con ComGraphics.
    Ho apprezzato anche la profondità della storia, a prescindere dalla plausibilità: una tragedia che il ragazzo sopravvissuto ha volutamente riconvertito nella sua mente in una grande fiaba e con una grande forza di volontà non ha mai lasciato andare la vita. In questo è stata fondamentale anche la religione...altro tema molto interessante del film è proprio quello del rapporto uomo-religione, uomo-Dio o Dei...
    Davvero un film profondo che alla fine della tragedia lascia con una lacrima ed un sorriso...
    ...ottimo Ang Lee.

    Consiglio di vederlo assolutamente...

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