Parigi è sempre Parigi


P er assistere alla partita tra le nazionali di Francia e Italia, una variegata comitiva di italiani è appena giunta a Parigi. Il programma, un classico mordi e fuggi, prevede una rapida visita della città con una veloce capatina al Louvre e ai principali luoghi di interesse prima della partita. Un pernottamento in albergo e il rientro a casa l'indomani. Tra i più interessati a quella bella gita vi sono i coniugi De Angelis, papà Andrea e mamma Elvira, con la figlia Mimì e il fidanzato Marcello. Al termine della visita frettolosa della città la signora Elvira è stanca e non se la sente di andare alla partita, in fondo roba da uomini, mentre suo marito appunto non vede l'ora e Mimì non fa altro che bisticciare col fidanzato anche lui interessato al calcio piuttosto che a farla contenta passeggiando per negozi e vetrine. Andrea tra l'altro è in contatto con una vecchia conoscenza, il Barone Raffaele D'Amore, che a Roma li frequentava spesso e da quindici anni ormai risiede a Parigi. Lui è disposto a fargli visitare anche i luoghi più piccanti forte di una conoscenza decennale anche degli aspetti meno noti. Così mentre Andrea sogna qualche avventuretta notturna fidandosi dell'amico Barone, sua moglie Elvira, dapprima non felice della scappatella notturna di suo marito che gli puzza di scusa quel voler fare due passi per vedere le fontane illuminate, cede alle sue insistenze e lo lascia andare preparandosi dal suo canto per mettersi a letto. Sua figlia Mimì che ha litigato con Marcello, è a sua volta rientrata anzitempo in albergo e per farlo ingelosire fa rivestire in fretta sua madre e insieme escono per un tour organizzato della Parigi notturna. Il giro prevede la sosta in diversi locali tra i più famosi della capitale con consumazione e rientro fissato per una data ora. E così mentre Andrea fidandosi del Barone gira a vuoto per la città scoprendo amaramente che il suddetto altri non è che uno spiantato che vive facendo l'uomo sandwich alla faccia del titolo nobiliare che ostenta, Marcello si ritrova a vagare con amici corsi conosciuti allo stadio, mentre madre e figlia sono mezze sbronze dopo la gita notturna. A notte fonda rientrati tutti in albergo si ripromettono di raccontarsi l'indomani in treno le loro avventure ed è già tempo di ripartire per l'Italia.
Commedia leggera con un ottimo cast in trasferta a Parigi e diretto con mestiere da Luciano Emmer. E' non solo l'occasione per fare due risate con una delle coppie - Farbrizi-Ninchi - più amate del cinema, ma anche per vedere come eravamo e quali erano le aspettative, peraltro facilmente intuibili, sia dei maschi che delle femmine riguardo a Parigi. Se poi non bastasse c'è spazio anche per spezzoni di spettacoli e per alcune tra le più famose canzoni francesi Le Gamin d'Paris, À Paris e Les Feuilles Mortes, tutte interpretate dall'indimenticabile e qui trentenne Yves Montand.


Parigi è sempre Parigi
Italia, Francia 1951
Regia: Luciano Emmer
Musiche Roman Vlad
con
Aldo Fabrizi: Andrea De Angelis
Ave Ninchi: Elvira De Angelis
Lucia Bosè: Mimì De Angelis
Marcello Mastroianni: Marcello Venturi
Giuseppe Porelli: Barone Raffaele D'Amore
Henri Guisol: M. Morand
Jeannette Batti: Claudia
Hélène Rémy: Christine
Vittorio Caprioli: guida turistica
Galeazzo Benti: Gianni
Carlo Sposito: Nicolino
Franco Interlenghi: Franco
Paolo Panelli: Totò
Yves Montand: se stesso

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