La cena delle beffe


La cena delle beffe 1942
N ella Firenze Medicea i fratelli Chiaramantesi spadroneggiano con bravate e scherzi, forti della loro avvenenza con le donne e dello spauracchio che incute nella gente la loro spada. Specie Neri, il più spavaldo dei due, da anni perseguita il mite Giannetto Malespini picchiandolo e irridendolo in ogni occasione pubblica. Specie da quando è riuscito a trasformare Ginevra, la serva dei Chiaramantesi, in un donna bellissima, cosa che ha molto sorpreso Neri e scatenato in lui una sorta di gelosia che si è tramutata per il povero Giannetto in ulteriori legnate e pubblici insulti. Il poveretto chiede aiuto al nobile Tornaquinci affinché faccia cessare le denigrazioni e il pubblico ludibrio al quale è sottoposto ogni qual volta incontra il Neri per strada. Viene così organizzata una cena pacificatrice a casa del nobile per conciliare le parti. Una cena dove Ginevra è l'oggetto del desiderio di Giannetto e di spregio per Neri, che alzando troppo il gomito, viene indotto a compiere l'ennesima bravata. Giannetto in cuor suo gli sta organizzando una trappola spacciandolo per pazzo e Neri, ebbro e coraggioso al punto da non temere nessuno in Firenze, ci casca in pieno quando tenta di irrompere nella taverna di Ceccherino dove si raduna la meglio gioventù fiorentina. In realtà il suo arrivo è stato annunciato e con esso anche un grave problema che affligge il povero Neri: la pazzia. Così ritenuto pazzo e pericoloso, viene catturato e condotto nelle segrete di palazzo Tornaquinci dove Giannetto può finalmente prendersi la sua rivincita. Tuttavia vorrebbe anche conciliarsi con Neri e considerare la questione pari e patta. Ma l'uomo schiuma rabbia da ogni poro e nemmeno la tortura sembra sopirlo. Viene fatto oggetto di scherno invitando i mariti cornuti a sbeffeggiarlo legato come un salame e le tante donne sedotte e abbandonate. Ma la giovane Lisabetta è ancora innamorata di quell'uomo che nemmeno si sarà accorto di lei, così giovane e timida, ed approfitta per baciarlo con passione e consigliarlo di fingersi pazzo ma ammansito per essere liberato. Giocare al loro stesso gioco per farsi ritenere guarito e non pericoloso dai più importanti medici convenuti a palazzo Tornaquinci. Così avviene e la donna può condurre Neri con sé, anche perché sembra delirante e non cede alle provocazioni dell'incredulo Giannetto che gli sussurra, certo che non stia fingendo, che all'una di notte lui verrà a casa sua e giacerà con Ginevra, cosa che se Neri è savio come crede, saprà impedire. Ma è l'ultima beffa escogitata per il povero Neri che nottetempo torna con grande spavento di Ginevra e della sua fantesca, nella sua casa e aspetta, celato nell'ombra, l'arrivo di Giannetto, preceduto da cantori di serenate. Ma quell'uomo avvolto in un nero mantello è Gabriello, di ritorno da Pisa dove era stato chiamato, e preoccupato per la sorte di suo fratello, la cui voce che lo dava per pazzo furioso, era stata propagata ad arte in città. Gabriello anch'egli ossessionato da Ginevra e convinto a sostituirlo da Giannetto per soddisfare la sua bramosia, era penetrato nella camera della donna e quando Neri uscendo dalla stanza si ritrova dinnanzi Giannetto a godersi l'estrema beffa fattagli, perde e stavolta davvero la ragione e si rivolge al malvagio come fosse suo fratello Gabriello, sussurrandogli di aver ucciso Giannetto. Quest'ultimo con le mani in faccia inorridito in un sussulto estremo di ragione si rende conto di cosa ha combinato la sua sete di vendetta, nel mentre la parola fine piomba come una lama fendente a chiudere questo straordinario esempio di cinema del passato.
Blasetti e la sua epopea personale, con questo film nel solco del precedente La corona di ferro e pensato mentre ne finiva le riprese. La coppia Valenti – Ferida come nel precedente e il seno della Calamai a fare il paio con quello della Carpi, così tanto per trovare analogie. Un grande Amedeo Nazzari, una riuscita ambientazione con set riadattati del precedente film e una fotografia straordinaria, oltre a tanti ottimi comprimari ne decretano un’opera da annoverare tra i grandi capolavori del cinema italiano.


La cena delle beffe
Italia 1942
Regia: Alessandro Blasetti
Musiche Giuseppe Becce
con
Amedeo Nazzari: Neri Chiaramantesi
Osvaldo Valenti: Giannetto Malespini
Alfredo Varelli: Gabriello Chiaramantesi
Clara Calamai: Ginevra
Valentina Cortese: Lisabetta
Antonio Acqua: Lapo
Memo Benassi: Il Tornaquinci
Piero Carnabuci: Fazio
Lauro Gazzolo: Il Trinca
Alberto Capozzi: Ser Luca
Luisa Ferida: Fiammetta
Elisa Cegani: Laldòmide
Nietta Zocchi: Cinzia
Aldo Silvani: primo cerusico
Umberto Sacripante: secondo cerusico
Silvio Bagolini: terzo cerusico
Carlo Minello: messere alla taverna
Gildo Bocci: Ceccherino, il taverniere
Adele Garavaglia: nonna di Lisabetta
Margherita Bagni: dama alla festa del Tornaquinci
Lilla Brignone: dama alla festa del Tornaquinci
Anna Carena: moglie di Ceccherino
Milla Papa: fantesca

Commenti

  1. ...e chi non beve con me, peste lo colga!!!

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  2. Interessante....ma dove le trovi queste chicche?!?

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