La vendetta è un piatto che si serve freddo


J im Bridger è cresciuto pieno d'odio verso gli indiani da quando bambino, li ha visti trucidare la sua famiglia, genitori e sorellina. Sopravvissuto alla strage e all'incendio del ranch dove abitava, è cresciuto selvaggio e randagio tra i monti con il solo scopo di uccidere indiani, tirando a campare con la vendita dei loro scalpi. Ha appena eliminato un gruppetto di musi rossi che gli davano la caccia quando si accorge che un sopravvissuto è in realtà una donna, Tune, una bellissima e fiera ragazza indiana. La porta al villaggio e mentre vende gli ultimi scalpi, un paio di uomini del signor Perkins la adocchiano e vorrebbero comprarla per regalarla al loro padrone. Jim non è d'accordo e deve intervenire quando si accorge che gli abitanti del posto vogliono linciarla. Così la sottrae alla loro furia e si allontana dal paese. Ma Boon, il capoccia di Perkins lo insegue e sorprende in un villaggio abbandonato dove lo ferisce e, credendolo morto, lo abbandona portando con sé la ragazza. Per fortuna un vecchio ciarlatano ambulante, Doc, lo raccoglie e lo cura caricandolo sul suo carro. E' lui, dopo aver sentito la sua storia, ad aprirgli gli occhi circa quanto succede nella zona. Perkins è diventato un potentissimo latifondista, acquistando per due soldi terre abbandonate da coloni sterminati da quelli che sembrano indiani ma in realtà suoi uomini camuffati. Con l'aiuto di un giornalista senza scrupoli, abile nel pubblicare articoli di fuoco sui selvaggi rossi, ha manovrato l'opinione pubblica per i suoi biechi scopi. Ma è giunta l'ora della vendetta e Jim saprà gustarla a freddo, facendogliela pagare nell'assalto alla sua fattoria fortificata, aiutato da quegli stessi indiani che per anni ha lui ha cacciato senza pietà e che Perkins ha usato come carne da macello. Tune liberata per la seconda volta vorrebbe "spargere miele sul cuore di pietra" di quello che secondo tradizione indiana dovrebbe diventare il suo uomo. Ma Jim, per troppo tempo solitario e accecato dall'odio, non può più mettere radici e se ne va al galoppo verso il suo destino.
Pasquale Squitieri, qui col nome di  William Redford firma il suo secondo e ultimo western, di buona qualità non fosse altro per la cura con la quale mette in scena indiani Zuni la cui verosimiglianza è senz'altro dovuta all'utilizzo di comparse orientali, filippini forse, in quegli anni numerosi a Roma. Il nostro Leonardo Manzella è il riuscito protagonista, affiancato dall'ottimo Steffen Zacharias e da bravi caratteristi. Tra i cattivi, manco a dirlo, Klaus Kinski tiene botta a Ivan Rassimov. Mentre Elizabeth Eversfield, l'idiana Tune, è semplicemente bellissima.


La vendetta è un piatto che si serve freddo
Italia 1971
Regia: Pasquale Squitieri
Musiche Piero Umiliani
con
Leonard Mann: Jim Bridger
Ivan Rassimov: Perkins
Klaus Kinski: Prescott
Elizabeth Eversfield: Tune
Steffen Zacharias: Doc
Teodoro Corrà: Boon
Enzo Fiermonte: George Bridger, padre di Jim
Yotanka: sé stesso
Salvatore Billa: Ted
Pietro Torrisi: Roy
e con
Giorgio Dolfin
Isabella Guidotti
Stefano Oppedisano
Gianfranco Tamborra

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