Lo straniero senza nome

Guardando il film verrebbe da dire che non ha imparato niente da Sergio Leone e in questa sua prima pellicola western da regista e attore si ritaglia un personaggio ambiguo e misterioso che promette molto ma realizza ben poco nell'arco della durata del film. Infatti giunto in una cittadina mineraria, in apparenza di passaggio e senza dire il suo nome, si ritrova a fronteggiare un’ ipotetica minaccia costituita da un terzetto di tangheri di ritorno dopo un periodo passato in carcere. La popolazione pacifica al limite dell'ignavia lo prega di difenderli dall'arrivo di quei tre che senz'altro metteranno a fuoco il paese. Lo straniero allora ottiene carta bianca e in cambio pretende ogni sorta di cosa egli possa desiderare comprese donne e quant'altro diventando in breve tempo una piaga peggiore di quella che dovrebbe curare. Il perché va ricercato nell'uccisione dello sceriffo del paese da parte del terzetto in arrivo senza che nessuno abbia mosso un dito in sua difesa. Il povero sceriffo Jim Duncan, questo era il suo nome, aveva scoperto che la miniera, dalla quale tutto il paese traeva ricchezza, era in realtà di proprietà governativa e voleva denunciare il fatto, fermato in tempo dai notabili del paese che avevano assoldato il temibile terzetto di duri dei quali si sente già in lontananza il rumore degli zoccoli. Poi stanchi dei loro soprusi li avevano fatti ubriacare e una volta resi inoffensivi arrestare e carcerare. Ma stanno per tornare e la loro vendetta sarà terribile ma forse meglio dei patimenti subiti dal soggiorno sontuoso e costoso dello straniero prepotente. Costui non ci mette nemmeno un minuto per sistemare il terribile trio spaventando nel contempo la popolazione con qualche incendio e qualche candelotto di dinamite qua e là come contorno pirotecnico. I notabili sono morti ammazzati nell'immediata vendetta lasciata compiere ai delinquenti prima di eliminarli come dicevo in un battito di ciglia. Giustizia è fatta e lo straniero può ripartire e stavolta almeno con un cognome, Duncan, è infatti il fratello dello sfortunato sceriffo assassinato con la complicità e vigliaccheria di tutti gli abitanti che pagano con il loro villaggio in gran parte fumante. Con tante location che aveva a disposizione in America il nostro Clint va a girare in riva a un lago, creando dal nulla un modesto villaggio con le tavole che si capisce tagliate di fresco lontano un miglio e di gran lunga inferiore come impatto visivo ai tanto deprecati italo-spagnoli. Il villaggio si chiama Lago e quando lo senti pronunciare Lego capisci subito che mai nome fu più appropriato e quando lo straniero decide di dipingerlo tutto di rosso e di nominarlo Hell, per dare il benvenuto all'inferno al terzetto, sembra proprio da lontano una confezione di quei famosissimi mattoncini di plastica. Quindi ricapitolando, pochissima e ovvia azione a vantaggio di momenti di inerzia imbarazzanti e favorenti il sonno uniti a paesaggi che perdono il confronto con una qualsiasi zona di Almeria in Spagna e ho detto tutto. Resta lui che da solo vale il prezzo del biglietto ma doveva decisamente impiegarsi o dirigersi meglio. Peccato!!


High Plains Drifter
Stati Uniti 1973
Regia: Clint Eastwood
con
Clint Eastwood: Lo straniero
Verna Bloom: Sarah Belding
Marianna Hill: Callie Travers
Mitchell Ryan: Dave Drake
Jack Ging: Morgan Allen
Stefan Gierasch: Sindaco Jason Hobart
Ted Hartley: Lewis Belding
William O'Connell: barbiere
Billy Curtis: Mordecai
Geoffrey Lewis: Stacey Bridges
Scott Walker: Bill Borders
Walter Barnes: Sceriffo Sam Shaw
Paul Brinegar: Lutie Naylor
Richard Bull: Asa Goodwin
Robert Donner: predicatore
John Hillerman: calzolaio
Anthony James: Cole Carlin
John Quade: Jake Ross
Dan Vadis: Dan Carlin
Buddy Van Horn: sceriffo Jim Duncan
Jane Aull: donna del paese
Reid Cruickshanks: armaiolo
Jim Gosa: Tommy Morris
Jack Kosslyn: maniscalco
Russ McCubbin: Fred Short
Belle Mitchell: signora Lake
John Mitchum: Warden
Carl Pitti: trasportatore
Chuck Waters: stalliere

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