Il mattatore di Hollywood


T om Paramutual capo della omonima casa di produzione cinematografica, di fronte alle esorbitanti spese che la sua società sostiene ed attribuendole ad una cattiva gestione delle risorse, oltre a ruberie dei suoi numerosi dipendenti, decide di assumere un supervisore che possa venire a capo degli sprechi di denaro ormai a livelli insostenibili. La scelta cade su di un affermato avvocato, ma essendo questi conosciuto da tutti a Los Angeles, viene scartato dal Consiglio di Amministrazione in quanto non adatto allo scopo specifico, che vedrebbe meglio l'impiego di una sorta di spia sconosciuta ai dipendenti e che una volta infiltrata, potrebbe rilevare gli sprechi e e i responsabili dandone conto alla dirigenza. Morty F. Tashman, il cui F. del nome sta per “fifa” come da lui stesso specificato, un attacchino che lavora nei pressi, viene individuato da Tom affacciatosi casualmente alla finestra, in grande apprensione, dopo che l'avvocato aveva abbandonato la riunione. Mandato a chiamare precipitosamente, il giovane si rivela ben presto soggetto semplice e manovrabile, adatto allo scopo e soprattutto senza pretese economiche. Assunto come fattorino, girerà gli Studios col compito di osservare e riferire contando sul fatto che la sua natura bonaria non potrà mai destare sospetti nei suoi colleghi. Ma Morty si rivelerà ben presto come una vera e propria catastrofe, capace di procurare disastri involontari per la sua indole goffa, in ogni luogo dove la sua presenza causerà inevitabile scompiglio. Dall'irruzione nel mezzo delle riprese, alla rovinosa intrusione in feste o comparsate. Proprio nella festa di compleanno della Divina Anastasia, attrice di fama e lungo corso, con le macchine da presa in funzione, combinerà un fracasso tale che rivisto poi in sala proiezione ne decreterà il trionfo come attore comico. La gente vuole ridere e lui inconsapevolmente ci riesce alla grande. Così da umile fattorino e spia, Morty diventa la star assoluta degli Studios, amato da tutti e soprattutto da chi lo aveva assunto per ben altri scopi.
Acclamato come genio della comicità, Jerry Lewis, in questo suo terzo film da regista, resta in linea di galleggiamento rispetto ad altri lavori del genere e anzi sembra a mio avviso risentire di una certa ripetitività nel descrivere l'ambiente di Hollywood, oltre a gags in gran parte scontate e viste in precedenza. Resta comunque un'icona del genere, grazie alla sua mimica e alle innate capacità recitative che gli hanno valso il personaggio che il mondo del cinema annovera tra i suoi più simpatici. Per finire curioso siparietto con dei ragazzini ai quali Morty voleva insegnare, più imbranato che mai, il gioco del basket e che nei titoli di coda vengono citati come The Dover Basketeers, in pratica dei veri portenti in quel gioco ancorché in tenera età. Ovviamente Carletto Romano lo fa parlare in italiano in quella maniera che da sempre apprezziamo e che lo rese la sua voce ufficiale nel nostro paese.
 
The Errand Boy
USA 1961
Regia: Jerry Lewis
Musiche Walter Scharf
con
Jerry Lewis: Morty F. Tashman
Brian Donlevy: Tom "T.P." Paramutual
Kathleen Freeman: Helen Paramutual / Mrs. T.P.
Dick Wesson: A.D.
Iris Adrian: Anastasia
Richard Bakalyan: Jason, regista di Anastasia
Pat Dahl: Miss Carson
Renée Taylor: Miss Giles
Rita Hayes: cantante "Who Dubs Davitt"
Stanley Adams: Grumpy
Isobel Elsom: Irma Paramutual
Sig Ruman: Barone Elston Carteblanche
Felicia Atkins: Serina
Doodles Weaver: Weaver
Fritz Feld: Regista
e con
The Dover Basketeers: loro stessi

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