Le miserie del signor Travet


T orino Capitale d'Italia nel 1860, vede il mite impiegato regio Ignazio Travet vessato e oberato di lavoro dal suo capo ufficio e dopo 32 anni di lavoro non gli è ancora stato concesso un avanzamento di carriera. L'unica parola che esce dalla bocca di quest'uomo è "pazienza!" e ne dispone in quantità, visto che una volta a casa deve fare i conti con la seconda moglie Rosa, ancora giovane ed avvenente e in perenne bisogno di denaro da spendere per abiti e prodotti di bellezza. Lei è una despota in casa e a farne le spese oltre al marito, è la povera Marianin, figlia della prima moglie del Travet morta anni prima. Otre a lavorare come una sguattera e a badare i due piccoli fratellastri nati dal secondo matrimonio, si vede impedita una relazione amorosa col giovane Paolin socio in una panetteria ben avviata, per il solo motivo che scenderebbe di livello sociale sposandolo. Alla poverina non basta la solidarietà del padre ma essendo anch'essa di natura mite, sopporta e conduce la sua misera esistenza senza opporsi. A cambiare tutto, ci penserà l'arrivo nello tesso loro palazzo di un facoltoso Commendatore che si rivelerà essere capo divisione nel ministero dove lavora lo stesso Travet. L'avvenenza della moglie Rosa e le sue innate inclinazioni al corteggiamento del nuovo e illustre arrivato, consentirà al marito di essere promosso. Ma l'invidia dei suoi colleghi sarà tale da innescare un turbinio di voci su una presunta e sconveniente tresca amorosa utile al Travet per la sua carriera. Questo è troppo anche per un uomo mansueto come lui, che ferito nell'onore, aggredisce il perfido capo sezione finendo per essere licenziato. A nulla varranno le scuse e il tempestivo intervento del Commendatore, a sua volta oltraggiato da simili dicerie e assolutamente estraneo alla vicenda, di farlo reintegrare nel suo vecchio ufficio. Il nostro signor Travet ha accettato la proposta del panettiere Monsù Giachetta, di lavorare come contabile nella sua ditta con uno stipendio migliore, acconsentendo anche alle nozze della sua Marianin col figlioccio di lui Paolin.
Una commedia velata di dramma ma a lieto fine, diretta da Mario Soldati e con un cast di primissimo ordine, dove oltre agli ottimi Carlo Campanini e Gino Cervi, spicca uno straordinario Luigi Pavese nel ruolo del torvo capo sezione. Ottimi anche tutti i comprimari con prove di alta recitazione e il giovane Alberto Sordi nel fantastico ruolo di un invadente, impiccione, scocciatore e arrivista Barbarotti che per un posto da Regio Impiegato è disposto a tutto. Cinema italiano che fu e che non c'è più e in assoluto il primo ad essere trasmesso da Mamma Rai quando iniziò le regolari trasmissioni nel 1954.
Le miserie del signor Travet
Italia 1945
Regia: Mario Soldati
Musiche    Nino Rota
con
Carlo Campanini: Monsù Ignazio Travet
Vera Carmi: Rosa Travet
Paola Veneroni: Marianin Travet
Pierluigi Verando: Carluccio Travet
Laura Gore: Brigida la domestica
Gino Cervi: il commendatore
Luigi Pavese: il capo sezione
Mario Siletti : Moton
Michele Malaspina: Rusca
Gianni Agus: Velan
Domenico Gambino: Monsù Giachetta
Enrico Effernelli: Paolin
Alberto Sordi : Barbarotti
Carlo Mazzarella: notaio Paglieri
Felice Minotti: Giuan primo usciere
Ernesto Collo: secondo usciere

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