Caccia alla spia

Basato su una storia vera, il film ci racconta, in maniera lenta e per niente coinvolgente, i falsi motivi addotti dall' amministrazione di George Dabliu per dare inizio al conflitto iracheno. L'America pian piano prende coscienza che la guerra con l' Iraq, oltre a causare morte e distruzione, era assolutamente mal motivata e che le famose armi di distruzione di massa non esistevano. Certo che farlo con un film modesto come questo non è proprio il massimo anche se testimonia un deciso cambio di mentalità rispetto ai media del tempo e come evidenziato nello sviluppo del film in questione. Gli interpreti sono all'altezza, Sean Penn e la Watts si muovono nei normali canoni recitativi non incalzati mai dal susseguirsi delle vicende, che il regista sembra tenere sempre a margine dimenticandosi delle reali implicazioni che nella realtà possano aver inciso nella vita di una coppia come questa. Lei un agente di spicco della CIA che viene sputtanata sui giornali tanto da dover rendere conto della sua vita segreta ai numerosi e sbigottiti amici che la credevano una manager qualsiasi. Una vita distrutta solo perchè suo marito ex-ambasciatore, in virtù di precise conoscenze e informazioni circa la assoluta incapacità degli iracheni di costruirsi una bomba, aveva criticato l'entrata in guerra degli americani. Una famiglia con 2 bambini abbandonata da tutti e vessata dalla stampa e tacciata di comunismo e anti-americanismo si ritrova in piena crisi di coppia arrivando a rinfacciarsi responsabilità gravi. Lei che credeva molto nel suo lavoro e che ha lasciato senza protezione, causa il suo allontanamento, molti collaboratori in zone nevralgiche di crisi e che non riesce ad ottenere dai suoi ex colleghi, ormai menefreghisti, alcun aiuto per i suoi contatti, vede nella testardaggine del marito la vera causa di tutto il disfacimento della sua vita. Ma ad una cosa non vuole assolutamente rinunciare, al suo matrimonio e quindi all'appoggio incondizionato al marito, colui che da "buon americano" non può girare la testa da un'altra parte se vede un'ingiustizia. E proprio lui riuscirà nell'intento di montare un "movimento di opinione" e accusare apertamente la Casa Bianca di vendetta politica nei suoi confronti. Finirà tutto a "tarallucci e vino" con la testa di Lewis Libby, capo dello staff del vice presidente Cheney, arrestato e condannato per la fuga di notizie a pochi anni, con pena sospesa grazie al provvidenziale intervento del Supremo George Dabliu. In un riquadro nei titoli di coda si può vedere la vera protagonista dei fatti all'epoca della sua audizione al Congresso fermamente decisa a combattere a fianco del marito.



Fair Game
Usa 2010

Regia: Doug Liman

con
Naomi Watts: Valerie Plame
Sean Penn: Joseph "Joe" Wilson
e altri

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