The Kid - Il Monello 1921


Il melodramma della donna "sedotta e abbandonata", il bambino "frutto della colpa" abbandonato a sua volta, 
l'inaspettato amore paterno di un estraneo, il conflitto con la società, il pentimento della donna, la riparazione della colpa, il finale lieto. Il tutto condito dall'ineffabile genio di un omino qui alle prese col suo primo lungometraggio (6 rulli - 1600 metri di pellicola). Con sarcasmo e grande abilità rivolta contro lo spettatore tutti gli stereotipi della tradizione letteraria (i colpi di scena, le situazioni patetiche, la violenza di un destino avverso, il confronto fra buoni e cattivi) svuotandoli del loro significato simbolico al punto da non riuscire ad immedesimarsi in nessuno dei protagonisti della vicenda. Chi assiste ha la sensazione che la medesima sia improbabile e comunque contraria alla logica del melodramma ma allo stesso tempo viene attratto dal modo strano di ribellarsi all'ingiustizia dell'ordine sociale che sembra pervadere tutti i livelli della società dell'epoca e che l'omino (e qui sta la grandezza e la forza triste e solitaria del personaggio) cerca in tutti i modi di ritorcere agli altri. Insomma un gran bel modo di abbandonare la maschera dopo 7 anni di "one reel" certo e ormai sicuro delle proprie possibilità. Siamo nel 1921 e a 31 anni suonati compie un salto indietro nel tempo e ricostruisce gli ambienti della sua infanzia povera patita oltre oceano.
Il monello Jackie Coogan, dotato di straordinarie doti naturali a soli 5 anni, è al centro di questo melodramma stravolto e probabilmente con la sua capacità conferisce un tocco lieve e sbarazzino anche ai momenti più patetici, consentendo a Chaplin di estrarre dalla vicenda i veleni della "cattiva coscienza" sociale, per usarli in funzione comica. L'inizio è da melodramma classico. Una Donna, il cui solo peccato (spiega una didascalia) e la maternità, abbandona il neonato in un’auto elegante. Ma ecco subito la contraddizione, due ladri rubano la macchina e depongono il bambino in un bidone di rifiuti. Un vagabondo lo vede, lo prende in braccio, alza istintivamente gli occhi sulla casa di fronte per vedere se qualcuno l’ha buttato, come si fa appunto con i rifiuti (emblema dell'aria che tirerà nel film - magistrale scena) vorrebbe sbarazzarsene ma non ci riesce.  Decide di tenerselo e lo porta con sé nella soffitta della stamberga dove vive e lo alleva amorevolmente calandosi nel ruolo di padre-madre con consumata ironia e dolcezza:
memorabili l'allestimento dell'improvvisata amaca-culla come la caffettiera-biberon o la sedia sfondata ad uso .. vasetto. 
Passano gli anni e ormai grandicello, Jackie aiuta il vagabondo nel "lavoro" spaccando a sassate i vetri delle abitazioni di modo che il suo protettore, che fa il vetraio, possa guadagnarsi la giornata, ma un poliziotto si accorge e mette fine alle imprese della coppia. Nel frattempo la madre si è affermata come cantante ma, colta dal rimorso, cerca di rintracciare il  figlio abbandonato e trovandosi pure al suo cospetto senza sapere chi è gli donerà un pelouche. 
La vita dei due prosegue a stento, nel quartiere, si fanno beffe dell’ostilità degli altri, fin quando un giorno, Jackie si ammala. Un medico ne ordina il ricovero e l'intervento della pubblica assistenza, ma il vagabondo, con una rocambolesca uscita, riesce a liberarlo saltando dai tetti sul cassone del camion nel quale era stato gettato il piccolo piangente. Passano la notte in un dormitorio e al mattino, il vagabondo si accorge che il bambino è sparito: il proprietario dell’asilo ha letto sul giornale che la madre lo cerca e l’ha consegnato alla polizia.
Il vagabondo torna verso casa dopo una vana ricerca e addormentatosi sogna che il quartiere è cambiato: gli abitanti hanno le ali e volano per aria felici, il bruto che terrorizzava tutti suona l’arpa; ma la presenza maliziosa di una donna (la moglie del bruto) distrugge presto l’idillio, scoppia un pandemonio, il poliziotto del quartiere spara e ammazza il vagabondo quando tenta di scappare in volo e lo sbatter d'ali di Charlot, scosso dai fremiti della morte resta una sequenza memorabile. Un poliziotto sveglia il vagabondo e lo trascina con sé. Il meschino non capisce, trema. Invece è accompagnato dalla madre, ricca e felice, che ha ritrovato il bambino. La donna invita il vagabondo a entrare in casa e il film termina con la porta che si chiude.
Tutti siamo felici è passata la tempesta e una nuova e più ricca vita aspetta i nostri eroi.

Chaplin aveva perso un figlio poco prima della lavorazione del film ad appena 3 giorni dalla nascita e durante la lavorazione il suo matrimonio naufragò e le scorie conseguenti la pratica di divorzio misero a dura prova l'opera stessa tanto che dovette trovare numerosi strattagemmi per portarla a termine.
Si fanno diverse ipotesi sul fatto che la perdita del figlio abbia ispirato in lui questo film e il conseguente rapporto col piccolo protagonista da subito in straordinaria armonia. 
The Kid, che richiese un anno di lavorazione, uno stanziamento di 600.000 dollari e 150.000 metri di pellicola (un dispendio enorme di mezzi), fu proiettato la prima volta il 6 febbraio 1921. Ebbe accoglienze entusiastiche e in quell'anno fu il secondo film per incassi.




Il monello 1921
Regia: Charlie Chaplin
Soggetto e sceneggiatura: Charlie Chaplin.
Fotografia: Rollie Totheroh
Interpreti: 
Charlie Chaplin (il vagabondo)
Jackie Coogan (il monello)
Edna Purviance (la Donna)
Carl Miller (l’Uomo)
Tom Wilson (il poliziotto)
Chuck Riesner (il bruto)
Henry Bergman (il gestore del dormitorio pubblico)
Albert Austin (il ladro)
Lita Grey (l'angelo malizioso)
Nellie Bly Baker (una donna del quartiere povero)
Sidney Chaplin (l'ispettore della pubblica assistenza) - nota: fratello di Charlie
Phyllìs Allen (la donna con la carrozzina)
Produzione: First National - U.S.A.

Commenti

  1. FANTASTICO!!! Un film davvero fantastico!!! Il genio di Chaplin e l'arte della mimica di Chaplin. Ogni tanto è purificante un film muto. Si capisce davvero quanto sia difficile essere bravi attori.
    Da non perdere...TEMPI MODERNI e IL GRANDE DITTATORE...davvero da non perdere..

    ONORE AL GRANDE TEX che ci offre l'occasione di scoprire questi capolavori...

    RispondiElimina
  2. grazie troppo buono e del resto come non considerare in un blog di cinema il più grande regista-interprete-musicista .. Charlot è il cinema personificato ..
    tranquillo verrà anche il tempo per gli altri suoi capolavori

    RispondiElimina

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