Fracchia la belva umana




La comicità di Fantozzi distillata e miscelata con l'ironica e triviale simpatia del primo Banfi consentono a Neri Parenti di offrire al publico forse il suo miglior film, del quale è non solo regista ma anche sceneggiatore.

Apparentemente la classica commedia degli equivoci in cui Fracchia ha le medesime fattezze della Belva Umana, uno spietato rapinatore assassino che sta imperversando per tutto il mondo rapinando e massacrando.
Fracchia è sostanzialmente Fantozzi, assistito in questo dalla fedele Anna Mazzamauro nei panni di una collega che Fracchia ama, ricevendo da lei il più assoluto disprezzo.

Banfi è il l'ispettore di polizia Auricchio, che insegue la Belva da molto tempo, come molti altri corpi delle forze armate.
Da buon ispettore è inetto, disorganizzato e privo di intuito, sostanzialmete un raccomandato, mentre il suo deriso aiutante, De Simone, il caratterista Sandro Ghiani, è in grado di fare e pensare tutto ciò di cui poi Auricchio si arroga i meriti.



Gli equivoci iniziano quando la Belva incontra Fracchia e lo costringe ad un cambio di identità.

Evento chiave.

Ed è qui che Paolo Villaggio, ovvero Fracchia la Belva, ha l'unica possibilità della sua carriera di mettere in luce la sua abilità di attore a 360°.
Obbligato dalla sceneggiatura, esce egregiamente dai panni del succube Fantozzi - Fracchia, incarnando un più che credibile duro alla veccha moda dell'america degli anni '50.
La Belva è un gangster gelido, astuto e manovratore, capace di gabbare anche il Padreterno, come da finale.



E' proprio la doppia ottima recitazione di Villaggio che mi spinge a recensire Fracchia anzichè uno dei molteplici Fantozzi, su cui eventualmente ritorneremo, assieme alle felici scelte narrative di Parenti, involontarie o meno, che fanno di Fracchia la Belva Umana un perfetto intreccio di cinema noir all'italiana, umorismo vittimista fantozziano largamente in voga negli anni ottanta, e l'umorismo scatologico di cui Parenti è da sempre signore incontrastato.

Ma Fracchia non sarebbe un grande film se oltre al protagonista, anche l'antagonista non fosse di primordine.
Banfi, esentato per una volta dal guardare tettine dal buco di una serratura, si dimostra comico autentico, completo, capace di dar vita ad una macchietta che è più di un mero stereotipo, è un vero e proprio personaggio, tridimensionale ed umano oltre le abilità di Parenti, i cui limiti registici sono ben chiari guardando i suoi vari film natalizi.

Da vedere per riderci, da vedere per riconoscere due attori nel pieno della loro maturità esprimersi al meglio, cosa che poi lo show businness lascerà fare loro solo in piena terza età.

Commenti

  1. bellissimo post, letto d'un fiato
    con ammirazione e divertimento
    un ottimo modo per riprendere
    dopo le fatiche delle ferie
    ;-))

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