Sentieri Selvaggi

Sentieri selvaggi
Quella porta che si apre all'inizio e si chiude alla fine contiene un capolavoro del genere western, forse il più bel film del regista John Ford, duro e violento in un crescendo di odio e vendetta per tutta la sua durata e che suscitò non poche perplessità all'epoca dell'uscita. Sentieri selvaggi del 1956 ebbe addirittura critiche con velate accuse di razzismo vista la complessità della psicologia del protagonista Ethan Edwards (John Wayne) che tornato dalla guerra di secessione passerà parecchi anni alla ricerca disperata della nipote rapita da una banda di indiani Comanches e lo farà con un odio e un furore tale da alimentare non poche riserve morali. Solo rivedendolo più volte si può apprezzare la complessità del racconto che trae comunque spunto da un fatto vero e che in ultima analisi vede un uomo, a cui è stata sterminata la famiglia, che cerca la vendetta, niente di più umano e comprensibile se pur deprecabile nei modi e sentimenti. Ma è un film e il razzismo non c'entra niente, qui c'è un cattivo, il Capo Scout, la combina grossa, come ne aveva già combinate tante, solo che stavolta si mette di traverso a un mastino come il protagonista e mal gliene incorre; poteva essere anche il solito bandito o desperado, non sarebbe cambiato nulla solo, che a cercare il pelo nell'uovo si perde di vista il film. Credo che ogni film debba essere visto per quello che è o rappresenta e senza tanti risvolti psicologici o sociologici.
Ethan torna a casa dal fratello Aaron dopo la guerra e riabbraccia per poco tempo i suoi cari, visto che il Reverendo Clayton (Ward Bond - fisso di molti film fordiani) lo arruola per dar la caccia agli indiani che stanno scorrazzando nella zona. E' un pretesto e approfittando della loro partenza gli indiani attaccano proprio la fattoria del fratello uccidendolo, violentano la moglie e rapiscono le figlie Lucy e la piccola Debbie. Da quel momento Ethan non avrà pace e passerà lunghi anni consumato dall'odio e dalla vendetta. Sarà sul punto di rintracciare il campo degli indiani più volte ma questi più volte riusciranno a sottrarsi. Troverà la nipote più grande morta e quando finalmente irromperà nel campo per uccidere il Capo Scout troverà la piccola Debbie, ormai donna e sposata al capo, che pur riconoscendolo cercherà di fuggire terrorizzata da lui.
E' una donna diversa ora, una squaw, Ethan sembra abbia l'istinto di ammazzarla, il suo sguardo è terribile, tutto ormai sembra precipitare in quel drammatico verso ma quando dopo averla rincorsa la raggiunge, la prende in braccio e la solleva come un fuscello in uno dei momenti più intensi e coinvolgenti della storia del cinema, uno di quelli che non riesci a trattenere lacrime e singhiozzo.
Lei si abbandona tra le sue braccia e lui amorevolmente la riporta a casa, senza entrarci. Lui resta sulla porta dalla quale si intravede una magica Monument Valley, lui si volta e ritorna indietro, nel mito, nel selvaggio west al quale appartiene.
Sentieri selvaggi - The Searchers - USA 1956
Regia: John Ford
interpreti e personaggi: 
John Wayne: Ethan Edwards doppiato da Emilio Cigoli
Jeffrey Hunter: Martin Pawley
Vera Miles: Laurie Jorgensen
John Qualen: Lars Jorgensen
Harry Carey jr.: Brad Jorgensen
Olive Carey: Maria Jorgensen
Natalie Wood: Debbie Edwards adulta
Ward Bond: Il reverendo Clayton con la voce di Cesare Polacco
Henry Brandon: Il Capo Scout
Hank Worden: il vecchio Mose Harper
 
il trailer originale in lingua inglese

Ethan riporta la nipote Debbie dalla famiglia Jorgensen ...e se ne va sulle parole della canzone The Searchers .. che dicono .. ride away .. cavalca lontano ...
un indiano senza occhi non giungerà mai nella terra del Grande Spirito e dovrà vagare in eterno in balia del vento ... il vecchio Mosè annuisce compiaciuto



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