Totò e i re di Roma


E rcole Pappalardo, da trent'anni archivista statale, sogna una promozione che non arriva e con essa quell'aumento di stipendio che gli consentirebbe una vita migliore, invece di quella grama e miserabile che conduce con la moglie Armida e le loro cinque figlie. Tutte femmine, una disgrazia per il povero impiegato, che costantemente in minoranza in casa, deve lottare con le loro scelte e i loro desideri che mai coincidono con i suoi. A peggiorare le cose anche un banale screzio col Ministro Langherozzi-Schianchi, capo della struttura dove lavora, che costringe il suo capoufficio Capasso a prendere provvedimenti. Dalla lettera di scuse che Ercole ha inviato al Ministro, sono emersi errori ortografici così marchiani da svelare che il poveretto  non ha nemmeno la licenza elementare, titolo minimo previsto per essere assunti. Eh già, lui aveva avuto una "spintarella" da un cugino che aveva marciato su Roma nel ‘22 e oggi era certo un "merito" da non andar fieri. Ecco che si rende necessario l'esame di quinta elementare e la sfortuna vuole che tra gli esaminatori ci sia anche il maestro elementare Palocco, col quale ha un conto in sospeso per una vecchia pratica che non si ritrova più. L'esito è la bocciatura inevitabile dopo una serie di risposte sbagliate a domande piuttosto facili di storia e geografia. Immediato il licenziamento e la scelta di morire per risolvere tutti i suoi problemi. Conta infatti di dare alla moglie in sogno, un terno secco che consentirà loro di vivere degnamente il resto della loro vita. Funziona così ed è spiegato scientificamente a suo dire. Solo che non ha fatto i conti con la burocrazia presente pure nell'aldilà e dopo un girovagare per i vari sportelli ecco che finalmente viene accettato tra le anime. Però per avere dei numeri vincenti bisogna farseli dare da dei tipi simili ai bagarini perché la cosa è vietatissima. Ercole riesce ad averli e li manda in sogno alla moglie di giocarseli secchi sulla ruota di Bari, prima di venire arrestato dagli agenti della polizia celeste. Sulla terra moglie e figlie sono sistemate con la super vincita al Lotto, ma lui sta per essere punito severamente come monito affinché non vengano più commesse simili azioni. Potrebbe finire all'inferno, ma quando confessa di aver lavorato trent'anni come impiegato statale ecco che viene premiato all'istante e spedito in Paradiso.
Divertentissima commedia piena di trovate comiche e delle fantastiche battute, compresa la celeberrima "ho fatto il militare a Cuneo .. tre anni!",  di un Totò in grandissima forma. Accanto a lui, tra gli altri tutti bravissimi, uno straordinario Alberto Sordi capace di dare corpo e anima  al viscido maestro elementare Palocco, che scoprirà a sue spese cosa sia un paliatone. Povero Totò, quando ce vò ce vò e poi dici che uno si butta a sinistra.


Totò e i re di Roma
Italia 1952
Regia: Steno & Monicelli
Musiche Nino Rota
con
Totò: Ercole Pappalardo
Anna Carena: Armida sua moglie
Giovanna Pala: Ines sua figlia
Eva Vanicek: Susanna sua figlia
Anna Vita: sua figlia maggiore
Alberto Sordi: maestro elementare Palocco
Giulio Stival: Sua Eccellenza Langherozzi-Schianchi
Pietro Carloni: il capoufficio Capasso
Aroldo Tieri: Ferruccio
Gianni Musy: Giorgio
Emilio Petacci: Filippini
Giulio Calì: un sonatore di tromba
Armando Annuale: orchestrale
Ines Marchesini: la signora Sconocchia
Lilia Landi: la contessa al Sistina
Ada Mari: maestra esaminatrice
Paolo Ferrara: maestro esaminatore
Eduardo Passarelli: maestro esaminatore
Nino Milano: impiegato allo sportello 9
Amedeo Girard: usciere dell'albergo
Ernesto Almirante: il Padreterno
Giulio Battiferri: guardiano dell'Olimpo
Mimmo Poli: bagarino dell'Olimpo
Mario Maresca: Trifossi
Alfredo Ragusa: usciere
Nino Marchetti: Tavago
Mario Castellani: Corrado
Celeste Almieri Calza

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