La Guerra di Troia


N ove son passati da quando il poderoso esercito greco cinge d'assedio la città di Troia a causa di Elena, moglie del re spartano Menelao, che è stata rapita da Paride, figlio del re di Troia Priamo. Nonostante la morte del valoroso Ettore, il cui corpo è trascinato come estremo scempio e monito sotto alle mura della città, lo stallo sembra non risolversi in alcuna direzione. Una tregua chiesta dai troiani per dare degna sepoltura al loro eroe, viene accettata da Ulisse che non solo ottiene somme ingenti in oro, ma anche tutto il legname del monte Ida. Lui ha in mente di scardinare la città fingendo di togliere l'assedio e lasciando sul posto un enorme cavallo di legno, animale caro a Poseidone, per propiziarsi il viaggio di ritorno in patria. Dal canto loro i Troiani mandano il loro valoroso Enea con 10 cavalieri alla volta delle popolazioni limitrofe, Dardani soprattutto, con lo scopo di trovare rinforzi utili a respingere l'invasore. L'astuto Ulisse ha però preteso anche 10 ostaggi di rango, tra i quali il perfido Paride ha incluso sua sorella Creusa, perché innamorata di Enea, che lui invidia a morte, e che aspetta da lui un figlio. Enea che non sospetta dell'ignobile gesto di Paride, né tantomeno di diventare padre, quando rientra coi rinforzi, ingaggia subito una furiosa battaglia coi greci infliggendo loro gravi perdite ma al tempo stesso facendo scattare il loro piano di finta fuga. Paride ebbro, anche per aver ucciso a tradimento con un dardo avvelenato il prode Achille, l'invulnerabile eroe greco, contro i nefasti presagi di sua sorella Cassandra, fa entrare il cavallo di legno come fosse un trofeo di guerra. Al tempo stesso fa imprigionare Enea e mentre Creusa è in preda alle doglie del parto, scatta il piano di Ulisse con la città che viene messa a ferro e fuoco. Enea, liberato dai suoi fidi, si batte come un leone per difendere la città e quando appare vano ogni ulteriore sforzo, cerca disperatamente di fuggire con la sua donna. Ma Creusa è morta durante il parto e deve perciò fuggire con il figlioletto accompagnato da pochi guerrieri e civili scampati. La città brucia, Elena viene ricondotta al campo Acheo e Paride ha pagato con la vita la sua bramosia lussuriosa. Di Troia si cercheranno un giorno i resti, ma un eoe puro che da essa trasse vita e coraggio, è pronto, in altri lidi, a dare vita a Roma che sarà chiamata eterna.
Kolossal sfarzoso con grande dispendio di mezzi. Innumerevoli e ben curati i costumi per scene di massa di buonissima fattura, eccezion fatta per i combattimenti non proprio fluidi. Pur attingendo alla letteratura omerica, il film è in pratica un peplum  ben diretto da Giorgio Ferroni, che in esterno gira nell'allora Jugoslavia dove ovviamente si poteva risparmiare, visto l'imponente spiegamento di eserciti in costume e cavalieri altrettanto adeguatamente bardati. Ottimi
gli interpreti con Steve Reeves, eroe di tutti i ragazzi dei cinema parrocchiali, su tutti gli altri ma ben coadiuvato da bravi comprimari e affascinanti co-protagoniste.
La Guerra di Troia
Italia, Francia, Jugoslavia 1961
Regia: Giorgio Ferroni
Musiche Mario Ammonini, Giovanni Fusco
con
Steve Reeves: Enea
Juliette Mayniel: Creusa
Warner Bentivegna: Paride
Edy Vessel: Elena
Lydia Alfonsi: Cassandra
Luciana Angiolillo: Andromaca
John Drew Barrymore: Ulisse
Arturo Dominici: Achille
Mimmo Palmara: Aiace
Nerio Bernardi: Agamennone
Nando Tamberlani: Menelao
Carlo Tamberlani: Priamo
Nello Pazzafini: soldato greco
e con
Giancarlo Bastianoni
Giovanni Cianfriglia
Luigi Ciavarro
Giulio Maculani

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