Totò le Mokò


Totò le Mokò
P epè le Mokò è morto in uno scontro a fuoco con la polizia. Il resto della sua banda lo piange nel covo all'interno dell'impenetrabile casbah di Algeri quando a qualcuno viene in mente di avvertire qualche suo familiare nel caso ne avesse. Suleima, la sua donna, ricorda le sue origini italiane e dopo qualche ricerca viene rintracciato il suo unico parente a Napoli nella persona di Antonio Lumaconi. Questi sbarca il lunario come poli strumentista di piazza racimolando poche lire e sogna di dirigere una vera banda essendo maestro di musica e quando gli arriva una raccomandata da Algeri dove viene riconosciuto erede di una ricca fortuna e di una banda, stropiccia le mani e felice parte per l'Africa. Qui conosce i componenti della "banda" e decide di iniziare subito con una grande esibizione al Grand Hotel dove stupefatto viene coinvolto in una mega rapina con sparatoria visto che nelle custodie degli strumenti i suoi avevano armi in quantità. Sopraggiunge la polzia e tutti se la danno a gambe compreso il povero Totò che si vede subito spiccato un mandato di cattura con tanto di taglia esposta ad ogni angolo della città diventando il famigerato e temutissimo Totò le Mokò. Nel trambusto si era momentaneamente nascosto nella camera di una facoltosa donna di passaggio, Viviane de Valance, che si dice colpita da tanto coraggio e dal fatto che l'uomo non le rubi neanche un gioiello considerandolo quindi un ladro gentiluomo. Nel covo Totò è invece spaurito e vorrebbe mollare tutto ma Suleima si è innamorata di lui ed sostituito nel suo cuore Pepé per cui gli svela il segreto della sua forza che consisteva in una pozione preparata dalla loro indovina Sara. Se anche Totò la cospargerà sui capelli ne acquisterà vigore e forza tanto che in una irruzione armata della polizia il nostro riesce a respingere tutti a sberloni. Improvvisamente inizia a prenderci gusto e alzare le mani verso tutti quelli che osano contraddirlo diventando ben presto il capo assoluto e rispettato in tutta la casbah come fu per il suo parente Pepé. Ma Totò si è ormai invaghito della bella Viviane che dal primo incontro non lo molla cercandolo per locali ambigui dove fare il pieno di emozioni forti. Questa relazione ingelosisce Suleima che si fa preparare un antidoto alla pozione che lo rende forte e sicuro di sé riuscendo a farlo ritornare pavido e timoroso. Anche perché Pepé non era morto e riappare molto arrabbiato e desideroso di riprendersi il comando. Inizia allora un serrato confronto tra i due e quanto Totò si accorge di non avere più la forza eccolo scappare per i vicoli inseguito da tutta la banda in un crescendo di divertenti situazioni nelle quali li metterà tutti nel sacco facendoli arrestare. Premiato fa ritorno a Napoli dove con i soldi può finalmente mettere in piedi una vera banda musicale poco prima che dall'America un certo Al Capone, suo lontano parente, al quale è giunta la sua fama, lo mandi a chiamare per affidargli una banda di validi elementi e buoni solisti.
Divertente commedia diretta dal prolifico maestro Carlo Ludovico Bragaglia che vede Totò straordinario nella mimica e dalle battute sferzanti, coadiuvato da spalle storiche e bravissimi caratteristi per un risultato che non invecchia mai e tiene vivo il ricordo di quella generazione fantastica del cinema italiano.


Totò le Mokò
Italia 1949
Regia: Carlo Ludovico Bragaglia
Musiche Edoardo Micucci
con
Totò: Antonio Lumaconi alias "Totò le Mokò"
Gianna Maria Canale: Viviane de Valance
Carlo Ninchi: Pepè le Mokò
Carla Calò: Suleima
Elena Altieri: Nancy Cleim
Marcella Rovena: Sara l'indovina
Franca Marzi: Odette
Luigi Pavese: Francois
Mario Castellani: Za La Mortadelle
Enzo Garinei: La Tulipe (non accreditato)
Armando Migliari: Claude Cleim (non accreditato)
Gianni Rizzo: guida nella Casbah (non accreditato)
Flora Torrigiani: la ballerina del locale (non accreditata)
Ciro Berardi: il facchino
Bruno Cantalamessa: il commissario di polizia di Algeri
Alessandro Tedeschi: Odanesi, il direttore del Grand Hotel (non accreditato)

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