Totò, Peppino e i fuorilegge


Totò, Peppino e i fuorilegge
T eresa ricca moglie dello spiantato Antonio è così tirchia da rendere la vita impossibile a tutti in famiglia. Tiranneggia su ogni aspetto del vivere quotidiano imponendo restrizioni perfino nei consumi alimentari, con una dieta rigorosa che tutti devono seguire per non dissipare denaro inutile. Mentre la loro figlia Valeria studia e tutto sommato accetta le imposizioni di mammà, il povero Antonio non ne può più. Da poco è giunto in zona Alberto, un giornalista che ha subito legato con Valeria ed è in cerca di uno scoop sperando di incontrare per un'intervista il famoso bandito Ignazio detto "il Torchio" che imperversa da quelle parti con la sua banda e vanamente ricercato dalla polizia. Antonio ha la brillante idea di fingere il suo rapimento con la complicità di Peppino, il barbiere del posto, per estorcere un riscatto alla moglie e andarsene poi a spenderlo in bagordi a Roma .. "perché i Romagnoli sanno come divertirsi". Il finto rapimento riesce e la colpa viene addossata al bandito Ignazio con una lettera nella quale si chiede il pagamento di 5 milioni in un luogo convenuto. A pagamento effettuato si comunica alla donna che suo marito verrà liberato dopo 8 giorni. E' il periodo necessario ai due per dilapidare il ricco riscatto ricevuto in mezzo a donnine del varietà e girando i vari locali di Tabarin. Purtroppo in uno di questi c'è la televisione di stato a riprendere una serata di spettacolo e Teresa per caso vede in TV suo marito e Peppino più volte inquadrati mentre se la spassano tra donnine e champagne. Finiti i soldi prima del tempo, Antonio pensa bene di rientrare a casa fingendo di essersi liberato per poi farsi di nuovo rapire per finta e ottenere altri soldi. Ma la moglie ormai sa tutto e dopo averlo ascoltato lo redarguisce pesantemente, preludio al suo vero rapimento ad opera stavolta del Torchio in persona, infuriato per essere stato incolpato in precedenza e soprattutto per non aver mai visto nemmeno una lira di quei 5 milioni che adesso pretende sul serio. Ovviamente sua moglie non crede più al secondo rapimento e se non fosse per Valeria e Alberto stavolta sarebbero guai per il povero Antonio. Alberto rintraccia il covo del bandito e gli propone un'intervista che gli frutterà fama e denaro se lascerà libero il suo futuro suocero. Così avviene con somma soddisfazione di tutti meno che della moglie Valeria che infuriata col marito per le sue scappatelle in locali a Roma, lo caccia di casa finché non si sarà fatto una sua posizione, non potendo più contare sui soldi suoi. Così il povero Antonio è costretto a diventare il ragazzo di bottega del complice Peppino, col quale aveva fatto bisboccia trattandolo però sempre da subalterno. Ora le parti si sono invertite ed è Peppino a prendersi la sua rivincita maltrattandolo in ogni occasione.
Tra i più divertenti della coppia in una commedia ben articolata nella trama e con comprimari di assoluto rilievo a far da contorno e sostanza all'intera vicenda che strappa risate in diverse situazioni altamente comiche. A 50 anni dalla sua morte scopriamo che ci manchi ancora tanto caro Totò e cari tutti voi spalle e comprimari che ne avete calcato insieme le scene.


Totò, Peppino e i fuorilegge
Italia 1956
Regia: Camillo Mastrocinque
Musiche Alessandro Cicognini
con

Totò: Antonio
Peppino De Filippo: Peppino
Titina De Filippo: Teresa
Dorian Gray: Valeria
Franco Interlenghi: Alberto
Maria Pia Casilio: Rosina
Barbara Shelley: la finta baronessa
Andreina Zani: "Filippo" dama di compagnia della finta baronessa
Memmo Carotenuto: Ignazio detto "il Torchio"
Mario Castellani: braccio destro del Torchio
Mario Meniconi: il Guercio
Mimmo Poli: cuoco della banda
Lamberto Maggiorani: bandito
Gino Scotti: professore
Guido Martufi: ragazzino di bottega da Peppino
Teddy Reno: sé stesso

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