L'arte di arrangiarsi


L'arte di arrangiarsi
R osario Scimoni nipote del Sindaco di Catania è un giovane senza scrupoli e con tante ambizioni in testa. Detto "Sasà", lavora come segretario personale di suo zio in comune e passa il tempo libero dietro alle sottane, comprese quelle della "zia" Emma, moglie di suo zio sindaco, che ha un forte debole per lui, ricordandogli ogni volta che non esiste alcun legame di sangue tra loro ... Ha inoltre sposato suo zio proprio per stargli vicino, ma lui è preso oltre che da sottane ben più giovani, anche da sogni di successo che lo vedranno pian piano avvicinarsi ai socialisti repubblicani in aperto contrasto con lo zio che lascerà per seguire la bella compagna dell'onorevole socialista Toscano, salvo poi abbracciare opportunamente la fede fascista che lo vedrà nel ventennio sviare furbescamente la chiamata alle armi e buttarsi come un falco sulla giovane e ricca ereditiera Mariuccia Giardini ancorché fisicamente inguardabile. Malata di diabete resiste ai continui rimpinzamenti di dolci che il premuroso maritino le propina giornalmente contravvenendo le rigide disposizioni della suocera, ma non può nulla contro le bombe alleate che centrano la sua casa di campagna con lei dentro. Così Sasà deve amministrare i suoi molini dopo aver ricavato abbastanza soldi nel periodo del mercato nero con la farina, finché capisce che la sua strada è a Roma dove dapprima con i comunisti, credendoli vittoriosi alle elezioni e poi mettendosi con i veri vincitori i democristiani, tenta la strada del cinema, per compiacere la fidanzatina Lilli, riuscendo a farsi finanziare da un nobile,  il duca di Lanocita, vecchia conoscenza ai tempi catanesi, turlupinandolo per poi buttarsi nella speculazione edilizia che stava fruttando soldoni a quanti avevano acquistato per due lire le terre ora edificabili. Purtroppo un solerte consigliere di minoranza manderà all'aria i suoi piani astutamente concordati corrompendo  l'ingegner Raoul Casamattola, funzionario preposto al piano regolatore. E' giunta l'ora di pagare il conto alla giustizia e a nulla valgono le estreme telefonate a eminenze o onorevoli della sua cerchia di conoscenze. Abbandonato e reietto sconta 5 anni di galera e una volta fuori tenta dapprima di formare un nuovo partito, raccogliendo però una miseria di voti, che lo costringe a mettere in piedi un'attività ambulante di venditore di lamette di alta qualità tedesca, travestito all'uopo da bavarese con calzoni corti e pettorina e un accento adeguato ma contaminato a volte da chiare inflessioni romanesche.
Satira di costume sui mali del nostro paese che arrivano immutati fino ai giorni nostri. Girato più di 60 anni fa è una testimonianza attualissima di un fenomeno che ormai ci contraddistingue stabilmente. Alberto Sordi in formissima, diverte come campione di cialtroneria e opportunismo, riuscendo con la sua simpatia a stemperare un soggetto altrimenti detestabile.



L'arte di arrangiarsi
Italia 1954   
Regia: Luigi Zampa
Musiche Alessandro Cicognini
con
Alberto Sordi: Rosario "Sasà" Scimoni
Franco Coop: il sindaco
Elli Parvo: Emma, la moglie del sindaco
Luisa Della Noce: Paola Toscano
Franco Jamonte: Luigi Pizzarro
Elena Gini: Mariuccia Giardini
Marco Guglielmi: l'avvocato Giardini
Armenia Balducci: Lilli De Angelis
Carlo Sposito: il duca di Lanocita
Giovanni Di Benedetto: l'onorevole Toscano
Antonio Acqua: l'ingegner Raoul Casamattola
Gino Buzzanca: il barone Mazzei
Gino Baghetti: il marchese
Fernando Cerulli: Borrelli
Giacomo Furia: il maggiordomo di "Sasà"
Archibald Layall: l'attore straniero
Franco Migliacci: Casaletti
Vando Tress: il regista
Catherine Zago: Liliana
non accreditati
Gina Moneta Cinquini: la signora Giardini
Turi Pandolfini: un detenuto
Gustavo Giorgi: il funzionario di polizia
Gaetano Verna: lo zio sacerdote di Lilli De Angelis
Marco Mazza: don Peppino, il federale
Ada Colangeli: la cameriera dei gesuiti
Maria Virginia Onorato: la bambina
Branko Bokun: il pazzo che si crede il Duca d'Aosta
Luciano Bonanni: un pazzo all'ospedale militare

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