L'ultimo Apache


L'ultimo Apache 1954
G eronimo, capo degli Apache, ha accettato la resa e il trasferimento suo e dei più bellicosi in Florida. Tra questi vi è anche l'indomito Massai che è incatenato al suo fianco sul treno che li trasporta a destino. E' il più pericoloso in quanto ha fino all'ultimo tentato di sollevare gli altri contro i soldati. Ma approfittando di una sosta e del trambusto causato da un fotografo che voleva immortalarli per il suo giornale, Massai fugge da un finestrino, si fa tranciare le catene dalla ruota del treno e si dilegua non visto. E' lontano molte miglia dal suo villaggio e nel tornare verso il villaggio, fa conoscenza con il mondo dei bianchi, attraversando città e scoprendo cose prodigiose mai viste. Fermatosi in una fattoria per fame e riparo, scopre nella stalla che il proprietario è un indiano come lui. Non crede ai suoi occhi, ma il Cherokee racconta che dopo gli anni della guerra ai bianchi erano venuti quelli della pace e della vita pacifica allo stesso modo dei bianchi. Dopo averlo rifocillato gli dona un sacchetto con i semi di quel grano che dà loro da mangiare e che li assimila ai bianchi. Massai è un guerriero e gli Apache non hanno mai coltivato la terra, tuttavia accetta il dono e si rimette in marcia. Giunto finalmente al villaggio di nascosto, viene accolto nella tenda del vecchio Lucas la cui figlia Nalinle è da sempre innamorata di lui. Il sonno lo vince e al risveglio si ritrova i soldati che lo catturano di nuovo. Lucas lo ha tradito perché ormai vecchio e dedito all'alcool che i bianchi del forte gli procurano. Massai sospetta che anche la figlia sia responsabile mentre la poveretta era stata legata e imbavagliata dal padre per non avvertirlo del pericolo. Così Massai furente li minaccia di morte e mentre viene scortato di nuovo alla stazione ferroviaria, sorprende le guardie tra le quali ha un conto aperto col crudele Weddle e si libera mandando quest'ultimo ad avvertire i suoi che è sceso sul sentiero di guerra. Questi giunge stremato al forte dove Massai è già celato e pronto a sparargli non appena entra nell'ufficio del colonnello. E' immediata guerriglia e da solo tiene in scacco tutta la guarnigione con assalti ai trasporti e incursioni in varie zone. Lucas capisce che per lui è finita ma Massai penetrato furtivamente di notte nella sua tenda lo risparmia procurandogli il dolore di vedere sua figlia da lui rapita per ucciderla dove riterrà più opportuno. Nalinle lo ama ma lui non sente ragioni e la maltratta nella sua fuga fatta di nascondigli e improvvise imboscate ai soldati duranti le quali lascia la donna legata in luogo sicuro. Sulle sue tracce si mette il coriaceo Al Sieber e un gruppo di scout indiani al comando di Hondo che nutriva qualche speranza di sposare la ragazza. Nalinle nonostante la prigionia è invece innamorata di Massai e ai suoi rudi comportamenti risponde con vero sentimento al punto che l'uomo ne comprende la sincerità e inizia a sua volta ad amarla. Debbono fuggire continuamente e cercare di non lasciare tracce finché l'inverno lo passano sui monti in una capanna che li accoglie e ripara dalle intemperie. Lei è incinta e Massai vorrebbe riportarla al villaggio per la sua sicurezza al primo disgelo, noncurante del fatto che potrà venire catturato di nuovo e la donna questo non lo sopporterebbe più. Meglio una morte da guerriero che vederlo ancora in catene con Massai che al contrario comprende che non può più continuare a combattere. Ma ecco che prima di lasciare il rifugio i due si accorgono che le piante di granturco sono spuntate e quei semi hanno dato il loro frutto come per i Cherokee e sono il segnale che una nuova vita è possibile come è stato per loro. Ma ecco arrivare Al Sieber con rinforzi massicci e nonostante sia più di un anno che gli da ostinatamente la caccia. Nalinle è distesa e prossima al parto e Massai si butta contro i suoi inseguitori con coraggio e sprezzo del pericolo. Ferito si rifugia nel campo di mais e Al Sieber sorpreso da questo fatto lo fa circondare e si butta dentro per stanarlo. Massai lo sorprende e sta per ucciderlo quando un vagito lontano lo fa desistere. Tutti lo sentono e lasciano passare Massai senza sparargli verso quel lamento di un piccolo Apache appena venuto al mondo. Per Sieber quel campo di mais da lui coltivato è il segno che quell'uomo intende vivere in pace e non è più una minaccia ritirando gli uomini e lasciando a quella famiglia il diritto alla vita che le era stato finora negato.
Finale positivo in questo bel film diretto con mano sicura da Robert Aldrich, tanto che in molti lo ritengono il suo miglior film. Ottimi i due interpreti principali che si muovono negli splendidi scenari naturali dell'Arizona. Burt Lancaster in forma smagliante mostra un saggio di tutta l'agilità che il ruolo richiede e convince nella sua parte al pari di Jean Peters bellissima nelle vesti da indiana. Charles Bronson accreditato Charles Buchinsky è altrettanto credibile nella parte da indiano che lo vedrà protagonista anni dopo in Chato.

Apache
Stati Uniti 1954
Regia: Robert Aldrich
Musiche David Raksin
con
Burt Lancaster: Massai
Jean Peters: Nalinle
John McIntire: Al Sieber
John Dehner: Weddle
Charles Bronson: Hondo
Paul Guilfoyle: Santos
Ian MacDonald: Clagg
Walter Sande: Tenente Colonnello Beck
Morris Ankrum: Dawson
Monte Blue: Geronimo

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