La porta del cannone


La porta del cannone 1969
R accontare questo film è una vera e propria impresa a cominciare dal titolo, del quale non se ne percepisce traccia o senso in tutto il film, fatti salvi alcuni spezzoni di repertorio raffiguranti la Big Bertha in azione, e da una trama del tutto incomprensibile. Siamo alla vigilia della seconda guerra mondiale,  Hitler sta per ordinare l'invasione della Cecoslovacchia e chi ti entra in ballo? Ma il tenente  Riccardo Cloro del controspionaggio italiano naturalmente, che varcati i confini del Terzo Reich sotto le mentite spoglie del cittadino svizzero, e pertanto neutrale, Jean Rutinger deve catturare o uccidere il capo della Resistenza Ceca, tale Zaimitis segnalato a Budapest. E deve arrivare prima del suo naturale e immediato nemico tedesco Muller della Gestapo. Già qui uno si arrende. La Germania sa che la resistenza ceca li ostacolerà e quindi decide di tagliarle la testa pensante ovviamente con il suo più efficace investigatore, quel Muller che proviene dalla micidiale ed efficientissima Gestapo. Ma Cloro, l'italiano, deve arrivare prima di lui su incarico del Maggiore Schaffner che dovrebbe essere tedesco pure lui. Ricoverare lo sceneggiatore d'urgenza. Tra Muller e Cloro poi non corre buon sangue, il tedesco lo sospetta ma non ha prove, però l'italiano ha aiutato in treno Rada, una cittadina ceca che in realtà è ebrea e questo complica le cose. I due son costretti a fuggire e raggiungono Budapest dove, toh guarda chi si vede!, ecco Irene, vecchia fiamma di Cloro mai spenta che è la spalla del vecchio e malfermo capo Zaimitis. Lui non lo sa ovviamente e vorrebbe parlare dei vecchi tempi con Irene, ma il tempo stringe perché lei sta per partire alla volta della Cecoslovacchia. Quel fetente del Maggiore Schaffner lo sapeva che la sua ex ragazza era della partita e anche noi. Solo lui non ne sapeva niente ma come sosteneva il buon maggiore un vero agente sa affrontare ogni situazione. Infatti quando passa finalmente la frontiera con Rada ecco l'altra sorpresa. Lei è una partigiana e lo fa catturare dai suoi e in quanto fascista processare dopo una buona dose di legnate. Lui vorrebbe morire da eroe, ma i partigiani divisi sulla sua sorte, fan prevalere il lato umano evitando di diventare bestie come i nazi-fascisti. Per questo se lo portano appresso per fargli assaporare la dura vita di stenti del partigiano tra gelo e digiuno, affinché capisca nel suo intimo quale è la causa giusta. La sua fede inizia a vacillare e quando trova il capo della resistenza non riesce ad ammazzarlo e lo aiuta a fuggire.  Irene, con la quale ha cercato invano di fuggire a sua volta,  viene trucidata dai nazi di Muller e stessa sorte la farebbe anche lui, costretto a guardare quando la fucilavano, se in un impeto estremo non riuscisse a liberarsi e uccidere Muller e tutti i suoi agenti. Dopo aver pianto sul corpo di Irene, prende la macchina di Muller ma dopo pochi metri i sopraggiunti partigiani credendolo lui lo crivellano di colpi a porre fine alla sua travagliata esistenza e alla nostra pazienza.

La porta del cannone
Italia, Jugoslavia 1969
Regia: Leopoldo Savona
Musiche Carlo Rustichelli
con
Gianni Garko: Tenente Riccardo Cloro
Irina Demick: Rada Kalman
Horst Frank: Müller
Gianna Serra: Vesna
Tom Felleghy: Maggiore Schaffner
Tony Santaniello: Zaimitis
Barbara Horn: Irene
e con
Boris Cavazza
Demeter Bitenc
Vladimir Medar
Ilija Ivezic
Marijan Lovric
Ljubisa Bacic
Gianni Pulone

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