Prega il morto e ammazza il vivo


D an Hogan con la sua banda, ha messo a segno un colpo da 100 mila dollari in lingotti d'oro custoditi in una banca e secondo i piani deve incontrare una guida che li condurrà in Messico per vie impervie e non battute dai rangers, che gli stanno alle costole. La guida, un messicano, li attende al Jackal's Ranch, ma una volta lì, trovano ad aspettarli un pistolero misterioso, John Webb, che si dice pronto ad accompagnarli dietro compenso della metà dell'oro rubato. Dan, tipo violento e infido, è costretto ad accettare o probabilmente finge, contando di eliminare lo strano personaggio una volta raggiunta la meta. Nell'ultima stazione di posta lungo il tragitto, la banda recide i fili del telegrafo e prende in ostaggio alcune donne, passeggere di una diligenza e Santa, nipote del vecchio Jonathan, il gestore della stazione. Abilmente John Webb, insinua nel gruppo la possibilità che qualcuno di loro possa essere in combutta con lui, per eliminare i rivali a tradimento una volta arrivati a destino e prendersi tutto l'oro. Con i rangers alle costole e affrontando un percorso difficile, ben presto i membri della banda e il loro capo vengono alle armi gli uni contro gli altri, finché rimarrà il solo Dan, che una volta al confine, non solo avrà la sgradita sorpresa di scoprire che l'oro è piombo verniciato, ma che John Webb altri non è che John Parker, figlio del giudice Parker ucciso da Dan quando militava nel famigerato Ku Klux Klan e ora può finalmente prendersi la sua vendetta, in una sparatoria tra le rocce che lo vedrà prevalere. La sua taglia la lascia alla giovane Santa che preferisce tuttavia partire con lui e lasciarla a sua volta al nonno che incredulo,  appena arrivato con i rangers, li vede allontanarsi al galoppo subito coperti dalla parola FINE che mai come questa volta giunge agognata a chiudere uno dei peggiori western nostrani.
Giuseppe Vari, che si firma Joseph Warren, pur avvalendosi di un'icona come Klaus Kinski, nella consueta e a lui congeniale veste di psicopatico, non riesce a dare forza al racconto che si svolge quasi interamente in una baracca, spacciata per stazione postale, che la dice lunga sul misero budget a disposizione. Una baracca e un deserto, peraltro ben inquadrato da risultare tale ancorché reperito sul suolo laziale presumo, uno scialbo personaggio nel ruolo del buono, banditi nella norma e rangers straccioni e del tutto improbabili, con qualche bellezza femminile di contorno per un film che a mio avviso rappresenta uno dei punti più bassi del genere nostrano, a partire dal titolo incomprensibile.


Prega il morto e ammazza il vivo
Italia 1971
Regia: Giuseppe Vari
Musiche Mario Migliardi
con
Klaus Kinski: Dan Hogan
Paolo Casella: John Webb/Parker (accreditato Paul Sullivan)
Dino Strano: Reed (accreditato Dean Stratford)
Victoria Zinny: Eleanor
Patrizia Adiutori: Santa
Goffredo Unger: Skelton (accreditato Freddy Unger)
Dante Maggio: nonno Jonathan (accreditato Dan May)
Fortunato Arena: postiglione della diligenza (accreditato Ares Lucky)
Anna Zinnemann: Daisy
Aldo Barberito: Greene
Adriana Giuffrè: Sandy
e con
John Ely
Anthony Rock
Gianni Pulone

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