La frode


R obert Miller, cinico uomo d'affari all'apice del successo sta per concludere la vendita della sua società ad una banca d'affari, ma la firma sul contratto tarda ad arrivare per normali controlli e certificazioni ai bilanci del gruppo. E' sulla breccia da molti anni e sta festeggiando i suoi 60 con la sua meravigliosa famiglia, circondato da figli e nipotini, da vero patriarca come si bea con loro di essere, salvo poi rifugiarsi tra le braccia e sotto le lenzuola della sua giovane amante francese Julie. E' passato indenne tra fondi di investimento e tracolli finanziari, titoli spazzatura e finanza creativa, riuscendo a sopravvivere in un mondo dove a suo dire non gira più denaro e quel poco fa fatica a trovare sbocchi remunerativi sul mercato. Per questo vuol vendere tutto e con qualche aggiustamento al bilancio, ritocchi di qualche centinaio di milioni di dollari da ripianare dopo le firme, l'affare può andare in porto. E' una vita frenetica la sua, così intensa che si addormenta alla guida dell'auto della su amante, cappottandosi più volte durante un viaggio di notte. Nell'incidente lei muore e lui malconcio, si allontana dall'auto della sua ragazza e cerca aiuto chiamando in piena notte il giovane Jimmy Grant, un ragazzo di colore orfano del suo vecchio autista. Una famiglia che gli deve molto e che non farà storie e domande. Non certo come quelle che il detective Michael Bryer pone ai sospetti di una vicenda che appare chiara come omicidio, in quanto la ragazza non guidava e l'autista si è dileguato. Bryer è un osso duro ma non fa bene i conti con la forza economica dell'indagato che può disporre dei migliori avvocati su piazza, tali da smontare la tesi accusatoria e, sfortunatamente per il detective, montata ad arte contraffacendo targhe e documenti probatori, pur di incastrare uno di quelli che, a suo dire, la fanno sempre franca grazie ai loro soldi. Miller è fuori da ogni indagine come il giovane che l'ha aiutato e che ottiene una congrua ricompensa. Vende finalmente la società ad uno che è della sua stessa pasta, ma non può sottrarsi alla resa dei conti con la famiglia, dove la moglie per nulla all'oscuro della relazione extraconiugale del marito, pretende ora la firma di un contratto con clausole piuttosto vessatorie per tacere, così come la figlia Brooke, che scoperte le magagne nei bilanci paterni, si è alienata emotivamente da quel padre che è il suo datore di lavoro, il suo idolo, il suo Dio, come lo presenta con malcelato disagio ai convitati della serata di beneficenza organizzata dalla società benefica a lui intestata, in un finale che lascia intendere quella che sarà la sua unica e catartica occupazione futura.
I danni di certo capitalismo d'affari svelati con una trama semplice ed efficace, affidando a Richard Gere il ruolo del protagonista talmente affascinante ed elegante da sembrare un American Gigolo trent’anni abbondanti dopo.

Arbitrage
Stati Uniti 2012
Regia: Nicholas Jarecki
Musiche Cliff Martinez
con
Richard Gere: Robert Miller
Susan Sarandon: Ellen Miller
Brit Marling: Brooke Miller
Tim Roth: Detective Michael Bryer
Laetitia Casta: Julie Cote
Monica Raymund: Reina
Nate Parker: Jimmy Grant
Stuart Margolin: Syd Felder
Graydon Carter: James Mayfield
Chris Eigeman: Gavin Briar
Reg E. Cathey: Earl Monroe
Bruce Altman: Chris Vogler
Larry Pine: Jeffrey Greenberg
Curtiss Cook: detective Mills
Tibor Feldman: giudice Rittenband
Austin Lysy: Peter Miller
Shawn Elliott: Flores
Josh Pais: John Aimes
Paul Fitzgerald: Paul Barnes

Commenti

  1. Visto ... non so come dire ... manca qualcosa ... scorre piatto ... comunque la recitazione della Casta fa arrossire d'invidia la Sarandon ... ;)

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