La morte cavalca a Rio Bravo


N on avrei scommesso un dollaro bucato sulla carriera di Sam Peckinpah dopo aver visto questo suo esordio dietro alla macchina da presa. Il suo primo lungometraggio è a dir poco sconcertante, lento, per nulla movimentato e con una delle trame più improbabili mai viste in pellicole del genere. Yellowleg un ex nordista si allea con due balordi per compiere una rapina in uno sperduto villaggio dell'Arizona. Il suo vero scopo è vendicarsi di uno dei due, il balordo Turk, ex sudista che durante la guerra, ubriaco, aveva tentato di scotennarlo e oggi sogna con i soldi della rapina di comprarsi un centinaio di schiavi indiani e addestrarli militarmente per fondare, in un buco sperduto in mezzo al deserto, la sua repubblica immaginaria di Freedonia. Dedito all'alcool non ha riconosciuto nel nuovo socio "nordista" il pericolo che rappresenta, mentre l'altro, Billy è un pistolero veloce e dedito alle belle donne. A Hila City la scalcinata banca locale è rapinata da altri banditi e il terzetto si ritrova coinvolto in un conflitto a fuoco dove Yellowleg colpisce inavvertitamente il giovane Mead Tildon, un ragazzetto figlio di Kit Tildon, una rossa avvenente che lavora nel locale saloon bordello per guadagnarsi di che campare essendo rimasta vedova. La donna decide di dare sepoltura al figlio in un cimitero distante dal paese dove vuole che riposi accanto al padre. Il tragitto su di un carro è pericoloso essendo il percorso infestato da indiani e Yellowleg di fronte alla risolutezza della donna nel voler perseguire il suo scopo, si vede costretto ad accompagnarla essendo la causa di tale situazione. Lui è malandato, non riesce ad estrarre bene la colt e tantomeno a maneggiarla come si deve, a causa di una pallottola che gli preme sulla clavicola e che non ha mai avuto il tempo di farsi estrarre per non perderne di prezioso sulle tracce di colui che occupa la sua vita da ben cinque anni, passati in attesa della vendetta. Questi due disperati riusciranno a raggiungere il cimitero dopo aversela vista brutta con gli indiani e la donna riuscirà a farlo desistere dai suoi propositi per dare finalmente una svolta positiva alle loro vite iniziandone una insieme.
Maureen O'Hara, la stupenda rossa di tanti film, ha qui come partner uno scialbo Brian Keith, ma è sostanzialmente lei a far virare decisamente la trama portando il film sul sentimentale a scapito di ben altro evolversi se la sua presenza di grande attrice fosse stata meno ingombrante e inopportuna, in un western che partiva con buoni presupposti nei caldi esterni di Old Tucson in Arizona. Sam Peckinpah saprà rifarsi alla grande ma questo esordio, che si dice abbia rinnegato in seguito, è senz'altro pessimo e non si capisce lo sforzo fatto da mamma RAI per ridoppiarlo con calibri come Pannofino e soci. Evidentemente le sarà piaciuto molto enfatizzare nei promo l'aspetto del primo film di Pechinpah, rarissimo e introvabile nei circuiti nostrani, senza curarsi dell'effettivo valore della pellicola. C'è anche Strother Martin, uno dei caratteristi più noti di Hollywood che invece dei soliti panni da tagliagole, veste qui quelli di un uomo di pace nei quali stentiamo tuttavia a riconoscerlo.

The Deadly Companions
Stati Uniti 1961
Regia: Sam Peckinpah
Musiche Marlin Skiles
con
Brian Keith: Yellowleg
Maureen O'Hara: Kit Tildon
Steve Cochran: Billy Keplinger
Chill Wills: Turk
Strother Martin: Reverendo Parson
James O'Hara: Cal il bottegaio
Billy Vaughan: Mead Tildon Jr.
Hank Gobble: barista
Robert Sheldon: giocatore
Will Wright: dottore Acton
Big John Hamilton: giocatore
Peter O'Crotty: sindaco di Hila City
Buck Sharpe: indiano apache

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