Rio Bravo


L ungo il confine col Messico, il Colonnello Kirby Yorke, comanda un distaccamento di cavalleria in un campo lì attendato, con lo scopo di contrastare le continue incursioni Apache in territorio americano. E' appena tornato dopo un giro di perlustrazione e uno scontro a fuoco che gli ha consentito di catturare il capo Natchez e alcuni suoi guerrieri prima che fuggissero oltre confine e al suo rientro, lo attende una sorpresa. Dei 180 uomini chiesti di rinforzo, gliene sono stati inviati soltanto 18, il che vuol dire che dovranno lavorare per 10 secondo la matematica. Materia che tuttavia è indigesta per suo figlio Jeff e che gli è costata la bocciatura a West Point e la decisione di arruolarsi impulsivamente come soldato semplice per dimenticare in fretta. L'incontro col padre, uomo duro e forgiato dalla vita militare, non è dei migliori, anche perchè non si vedono da 15 anni e le aspettative che aveva sul figlio, sono miseramente naufragate con questa bocciatura. Per lui non ci saranno sconti e tantomeno privilegi e se gli altri dovranno lavorare per 10, a Jefferson il carico sarà addirittura raddoppiato. Tuttavia il ragazzo è coriaceo e fa subito comunella con altre due reclute, decisamente abili e scaltre, come Tyree e Boone oltre ad essere vigilato speciale del sergente maggiore Quincannon, sottufficiale di carriera e fedelissimo del padre. A peggiorare le cose, irrompe nel campo mamma Kathleen con l'intento di riportarsi via Jeff e con qualche ripetizione di matematica, farlo riaccettare in accademia. Lei, ricca del Sud, pur innamorata di suo marito, non ha ancora digerito che durante la battaglia di Shenandoah, Kirby, allora capitano, le abbia incendiato la villa e bruciato i raccolti. Erano ordini superiori e eseguiti contro voglia, lasciandone il compito materiale al povero Quincannon che da allora è definito "incendiario" dalla signora, cosa che lo rattrista al punto da doverci bere sopra diversi bicchieri di ottimo whisky, che il buon dottor Wilkins gli tiene da parte ... a scopo terapeutico. I contrasti tra i due coniugi vengono ad ogni modo risolti dal figlio che non ci pensa minimamente a firmare la richiesta di congedo e anzi avrà modo di mostrare il suo valore nell' incursione che gli indiani faranno nottetempo per liberare il loro capo. Le guide Navajo rinvengono all'indomani tra i caduti, componenti di tre diverse tribù: Chiricahua, Mescaleros e White Mountain. E' il segno che qualcosa di grosso bolle in pentola e che è necessario trasferire donne e bambini al sicuro in un forte poco lontano. Jeff partirà di scorta mentre suo padre col grosso del contingente proverà a sconfinare in Messico per risolvere la questione una volta per tutte. Il convoglio è obbiettivo facile da attaccare e gli indiani non se lo lasciano sfuggire costringendoli ad arroccarsi in difesa ma catturando quello con i bambini. Jeff viene mandato ad avvisare suo padre che una volta raggiunto, ritorna velocemente indietro per constatare l'accaduto. Saputo che i piccoli sono tenuti prigionieri in una chiesa oltre confine e che gli indiani stanno ubriacandosi e festeggiando, decide di attaccarli all'alba, lasciando al figlio ed altri due, il compito rischioso di introdursi nella chiesa e mettere al sicuro i bambini. I rintocchi della campana daranno il via alla cavalleria. La missione riesce perfettamente e gli indiani superstiti costretti a rovinosa fuga. Ma Kirby ha preso una freccia nel petto che lo stesso Jeff si incarica di estrarre. Il loro rientro al campo è uno dei momenti più toccanti, giocato sullo sguardo di Kathleen che in ansia dopo la trepida attesa, scorre tutti i volti degli uomini alla ricerca disperata dei suoi cari e quando, dopo il figlio ritto in sella, vede suo marito disteso su di un travois, gli prende la mano e felice gli cammina accanto. Per la brillante operazione è tempo di premiare chi si è distinto per coraggio e Jeff è tra questi per l'orgoglio dei genitori che, dopo anni di separazione, hanno finalmente ritrovato una comunione di intenti.
Terzo ed ultimo film della trilogia militare o della cavalleria, che John Ford ambienta il prevalenza nella mitica Monument Valley che annovera e lo ricordo per l'ennesima volta, un John Ford Point dedicato a perenne memoria di questo straordinario regista. Gli interpreti, molti dei quali assidui nei suoi film, danno il meglio di sé e alcuni quadretti, specie quando è protagonista quell'uomo meraviglioso che si chiamava Victor McLaglen, fanno ormai parte della storia del cinema. Come quel Sergente Quincannon ormai indelebile nella memoria di ogni cinefilo che si rispetti. Accompagnato da diverse musiche tipiche del genere ha nei paesaggi e negli indiani il punto di maggior interesse. L'abilità di John Ford è proprio quella di mostrare gli indiani come è dato vedere nei dagherrotipi e prime foto di fine ottocento, in virtù dell'esclusivo utilizzo di nativi e in quei luoghi non poteva che reperire Navajos in abbondanza, tribù tra le poche, che è riuscita a salvarsi ed arrivare ai giorni nostri in numero importante, in virtù di una sua predisposizione all'agricoltura piuttosto che alla guerra contro i bianchi o tribù rivali.

Rio Grande
USA 1950
Regia: John Ford
Musiche Victor Young
con
John Wayne: Col. Kirby Yorke
Maureen O'Hara: Kathleen Yorke
Ben Johnson: Tyree
Claude Jarman Jr.: Jeff Yorke
Harry Carey Jr.: Boone
Victor McLaglen: Sgt. Maggiore Quincannon
Chill Wills: Dr. Wilkins
J. Carrol Naish: Gen. Philip Sheridan
Grant Withers: Sceriffo
Peter Julien Ortiz: Cap. St. Jacques
Gaylord Pendleton: Cap. Prescott
Karolyn Grimes: Margaret Mary
Tra le voci dei grandi doppiatori del passato c'è anche quella di ... Stanlio e con un orecchio affinato la si può riconoscere facilmente anche se non modulata per il comico compagno di Ollio

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