Le fatiche di Ercole


T ratto da Le Argonautiche, poema epico di Apollonio Rodio, narra le avventure di Giasone alla ricerca del mitico Vello d'Oro. Figlio di Esone, ucciso e spodestato dal fratello Pelia, è stato tratto in salvo dal fido Chirone, che un tempo è stato maestro di Ercole, e raggiunta la maggiore età, è pronto a riprendersi il trono, ma senza spargere il sangue dello zio. Come gli è stato raccomandato prima di morire da Chirone che aveva raccolto a sua volta le ultime volontà da Esone morente. Ercole, giunto a Iolco su richiesta del Re Pelia per addestrare i suoi soldati, trova ostilità da parte di suo figlio Ifito, giovane bellicoso e spavaldo, e l'amore nella sorella Iole che ha occasione di salvare da una brutta avventura con i cavalli imbizzarriti della sua biga. In poco tempo ha dalla sua parte tutta la gioventù di Iolco, attratta dai suoi modi e insegnamenti, acuendo al tempo stesso l'odio di Ifito nei suoi confronti. Costui, nonostante fosse avvisato, partecipa con Ercole alla caccia di un feroce leone che ha ucciso alcuni giovani dei villaggi, e ne resta dilaniato prima che Ercole possa uccidere il felino. Riportato a Iolco, viene considerato responsabile e bandito dal regno, perdendo anche l'affetto di Iole. Come riscatto dovrà affrontare prove terribili alle quali decide di sottoporsi non più come dio ma come uomo, accettando di soffrire e morire come gli umani, ma anche di amare ed essere riamato come accade nelle loro vite mortali. Decide pertanto di prendere parte  alla spedizione di Giasone e di molti altri giovani eroi greci per riportare a Iolco il Vello d'Oro e  consentire a Giasone di riprendersi il trono usurpato da suo zio. Dovrà affrontare le pericolosissime Amazzoni e una volta giunto in Colchide prendere il sacro Vello alla cui difesa è posto un terribile drago. Al ritorno lo attende lo scontro finale con Re Pelia, alle cui truppe opporrà tutta la sua forza, aiutato da Giasone e compagni. Il Re si suiciderà confessando a sua figlia Iole il suo terribile segreto. Giasone salirà sul trono che gli spetta ed Ercole potrà ripartire con la sua Iole finalmente certa dei suoi sentimenti.
Pietro Francisci inizia con questo film un filone redditizio, cucendo insieme storie mitologiche senza nesso tra loro, ma di sicuro effetto sul pubblico e soprattutto a bassissimo costo realizzativo. Introduce il mito di Ercole con il miglior interprete possibile, il Mister Universo Steve Reeves che diventa in Italia l'attore principale e più amato del genere peplum, dimostrando oltre alle innate qualità fisiche anche una buona capacità recitativa. Il suo nome diventa da noi più popolare di tanti attori di ben più conclamate qualità, al punto che il seguito, Ercole e la Regina di Lidia nell'anno successivo ebbe maggior successo, proiettandolo nel firmamento dei più pagati attori d'Europa. Lavorò proficuamente per altri dieci anni nel nostro paese per poi farsene ritorno in America, lasciando ancora oggi un ricordo indelebile. Hercules for ever, Ercole per sempre.

Le fatiche di Ercole
Italia, Spagna 1958
Regia: Pietro Francisci
Musiche Enzo Masetti dirette da Carlo Savina
con
Steve Reeves: Ercole
Sylva Koscina: Iole
Fabrizio Mioni: Giasone
Ivo Garrani: Pelia, re di Iolco
Gianna Maria Canale: Antea, regina delle Amazzoni
Mimmo Palmara: Ifito, figlio di Pelia
Lydia Alfonsi: la Sibilla
Paola Quattrini: Iole da bambina
Aldo Fiorelli: Argo
Luciana Paluzzi: domestica di Iole
Lilly Granado: amazzone
Gina Rovere: amazzone
Gino Mattera: Orfeo
Afro Poli: Chirone
Gian Paolo Rosmino: Esculapio
Arturo Dominici: Euristeo
Gabriele Antonini: Ulisse
Andrea Fantasia: Laerte
Willi Colombini: Polluce
Fulvio Carrara: Castore
Aldo Pini: Tifi

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