Le schiave di Cartagine


A Tarso, nella remota provincia di Cilicia, dove anni prima aveva predicato Paolo, detto "il pazzo" dai Romani che la governano, il Cristianesimo è molto diffuso anche se non è ancora una religione accettata. Per i suoi seguaci sta per scatenarsi l'Inferno, allor quando il tesoriere capo Publio Cornelio, fa uccidere da Flavio Metello il proconsole Giulio, lasciando sul luogo del delitto una croce e facendo ricadere la colpa sui cristiani. L'assassino è innamorato della figlia, la bella e altera Giulia Marzia che a sua volta è invaghita del valoroso Marco Valerio anche se non ricambiata. Lei ritiene che la causa di questo sia dovuta alla simpatia che il soldato ha nei confronti di una sua schiava cartaginese di nome Lea. Essendo ella cristiana, viene fatta incarcerare scatenando il fermo risentimento di Marco Valerio che crede nell'innocenza di quella gente che in nome del suo Dio, si fa massacrare senza opporre resistenza e quindi incapace di uccidere. Giulia Marzia che è andata in sposa a Flavio Metello, eletto nel frattempo a nuovo proconsole, è ferma nel proposito di vendetta per la morte del padre e fa incarcerare Marco Valerio reo di alto tradimento per essersi opposto e non aver eseguito l'ordine di uccidere tutti i cristiani imprigionati. Per loro si innalzano le croci e i primi iniziano a subire il martirio. Ma la popolazione già stanca delle continue tasse imposte dal tesoriere Cornelio e guidata da alcuni fidati amici di Marco Valerio, si ribella e prende Tarso da due lati e liberatolo può regolare i conti con Flavio Metello in un duello finale dove questi confesserà l'omicidio e il complotto. Anche Giulia Marzia è morta e Marco Valerio può prendere in sposa la povera Lea anche se resa cieca dalle torture inflittegli dalla perfida rivale.
Classico film da circuito parrocchiale, con buona ricostruzione di interni e costumi e qualche discreta scena d'azione in un contesto di interpreti piuttosto scialbo, con la volutamente diafana e dimessa Lea, Marisa Allasio, in netto contrasto con Gianna Maria Canale, la bella, altera e perfida Giulia Marzia

Le schiave di Cartagine
Italia 1957
Regia: Guido Brignone
con
Jorge Mistral: Marco Valerio
Emilio Petacci: Giulio Severo
Luigi Pavese: Publio Cornelio
Ruben Rojo: Flavio Metello
Marisa Allasio: Lea
Gianna Maria Canale: Giulia Marzia
Nietta Zocchi: liberta
Ana Luisa Peluffo: Esther
Marcello Giorda: Marco
Carlo Lombardi: senatore Licinio
Nando Tamberlani: proconsole Giulio
Germán Cobos: Tullio

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