I coltelli del vendicatore


M ario Bava firma questo bel film d'avventura ambientato nelle gelide terre dei Vichinghi. Lo spietato Hagen ha portato in dono nel giorno delle nozze del giovane Re Harald, le teste della moglie e del figlio di Athor, capo di una tribù che riteneva ostile mentre in realtà era alleata. Per questo Hagen viene bandito e maledetto dal vecchio re che ora teme la vendetta di Athor. Costui, in mare con le navi, al rientro scopre il tradimento e il massacro dei suoi cari e inizia subito la sua vendetta devastando il villaggio di Harald e violentandone la giovane sposa Karin. Schiumante rabbia e odio, agisce istintivamente e solo quando apprende che il responsabile dell'attacco è stato Hagen, placa la sua ira risparmiando re Harald e la sua sposa. Pentito per aver agito impulsivamente e senza giustizia, inizia la sua caccia in solitaria all'assassino dei suoi cari e perseguitato dai rimorsi. Lo ritroviamo una decina di anni dopo vagare per la foresta e fermarsi a chiedere cibo ad una capanna isolata. Vi abitano una giovane donna e il suo figlioletto che, timorosi circa le intenzioni dell'uomo, lo invitano a restare fuori dove potrà bere e pescare nel vicino torrente. Poco dopo tre uomini irrompono nella capanna con l'intento di rapire la donna e il figlio e solo il provvidenziale intervento di Athor li salva. Da quel momento è accettato in casa e nei giorni a seguire conquista le simpatie del ragazzo facendogli da padre e insegnandogli i rudimenti della caccia e l'uso delle armi. Apprende che la donna è Karin e suo marito Harald è partito tre anni prima in cerca di grano per una grave carestia e non è ancora tornato. Forse è morto perché si dice abbia fatto naufragio sulle coste inglesi. La donna tuttavia non dispera di riabbracciarlo secondo la profezia che le ha fatto una vecchia strega. Dal canto suo Athor comprende che la donna è quella da lui violentata e che il giovane potrebbe essere suo figlio, ma non sa come fare per dirglielo e anche se la donna si dimostra ancora legata ad Harald, lui sente di amarla e con lei anche il figlio. La donna gli confida che è dovuta scappare nella foresta per evitare di andare in sposa ad Hagen che così diverrebbe il nuovo re dei Vichinghi, ma che ormai è stata scoperta e non potrà resistere a lungo alle sue bramosie per non rischiare che al figlio Moki possa essere fatto del male. Athor, pur non svelando la sua identità, parte per il villaggio ora che sa che vi abita l'uomo che placherà la sua vendetta. Abilissimo nel lanciare coltelli, Athor elimina molti dei suoi uomini e quando Hagen comprende la minaccia, rapisce il giovane Moki e si rifugia nelle caverne sacre. Nel frattempo fa ritorno anche re Harald che non vede l'ora di riabbracciare i suoi, ma la sua gioia dura poco perché Moki è stato rapito e Athor, col quale c'è un vecchio conto da regolare, è sulla sua strada. Athor cerca di spiegargli del rimorso che lo ha perseguitato in quegli anni per il suo agire impulsivo, ma Harald non gli dà il tempo e ingaggia un furibondo duello, con l'avversario che rinuncia ad affondare i colpi badando solo a pararli. L'intervento di Karin ferma i contendenti e spiega al marito che quell'uomo li ha salvati ripetutamente dalle violenze di Hagen. Entrambi pacificati si precipitano nelle caverne sacre dove Hagen tiene in ostaggio Moki e minaccia di ucciderlo se Harald non gli fornirà una nave veloce e un quantitativo d'oro pari al peso del ragazzo. Moki con un balzo improvviso si libera dalla stretta di Hagen e per Athor è il momento propizio per lanciare uno dei suoi micidiali coltelli che va a piantarsi in pieno petto del crudele Hagen. E' tutto finito e il coraggioso vendicatore può salutare la famiglia finalmente riunita e felice e gettarsi al galoppo lungo la spiaggia.
Quando si faceva un film con un budget stimato di 75.000 dollari.

I coltelli del vendicatore
Italia 1966
Regia: Mario Bava
Musiche Marcello Giombini
con
Cameron Mitchell: Athor
Fausto Tozzi: Hagen
Giacomo Rossi Stuart: Re Harald
Luciano Pollentin: Moki
Elissa Pichelli: Karin
Amedeo Trilli: il vecchio re Vichingo
Renato Terra: guerriero vichingo

Commenti

  1. Il miglior western di Mario Bava. Come? È un viking-movie? Pignoli... Concepito, in effetti, come un western, poi saggiamente Bava lo virò su un sub-filone più congeniale che gli consentì di dosare gli esterni (non il suo forte) con sequenze tipicissime del suo cinema. Qualche perplessità sul cast, in cui il trasteverino Tozzi capeggia un manipolo di vichinghi de' noantri, ma era il bello del nostro cinema di genere. Comunque minore.

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