Assalto al tesoro di Stato


P iero Pierotti con lo pseudo Peter Stanley firma questo maldestro spaghetti action o spy-story all'italiana. L'idea poteva essere buona ma la realizzazione è altamente deficitaria dal punto di vista dello spettacolo con esterni improbabili quanto osceni in riferimento agli infuocati deserti arabi le cui oasi offrono chilometri di verdura lussureggiante tipica della campagna romana. Per non parlare della poca azione e mal gestita a dispetto di un interprete che lascia intravedere buone doti atletiche. Nel fantomatico sultanato del Goggiam, la Record Oil Company, compagnia petrolifera estrattiva di nazionalità britannica, sta per essere sfrattata alla scadenza del contratto di estrazione che prevede un rimborso di 20 milioni di dollari in caso di recesso a carico dello stato arabo. Somma che tuttavia è pronta per essere versata come confermato dal primo ministro Ben Aicha all'amico di corso ad Oxford, Mr. Kaufmann, che prontamente avverte la sua compagnia circa le intenzioni del governo arabo di nazionalizzare. Si rende necessario ricorrere ad una banda internazionale, denominata il Quartetto, che contattata da Kaufmann viene incaricata di rubare il denaro affinché il governo arabo non possa onorare il contratto lasciando pertanto la compagnia in mani inglesi. I quattro, Johnny Quick scassinatore, Shanda Lear truffatrice, Elias traffico di droga e Otto Linnemann tratta delle bianche, si spartiranno 5 milioni a testa. E mentre gongolano al pensiero dell'enorme fortuna, nell'Hotel Ginevrino dove sono stati convocati e radunati, io mi chiedo che c'azzeccano gli ultimi due. Camuffati da archeologi li ritroviamo in un'oasi intenti a scavare reperti antichi per sviare i sospetti dal piano diabolico predisposto per impossessarsi del denaro. Impresa ardua quella di bloccare un pulmino scalcinato con autista e guardia a fianco in pessimo stato fisico e mentale. E dire che lungo la strada diverse camionette della polizia ne segnalano il passaggio e la regolarità del transito. Dico non potevano accodarsi a quel macinino invece di starsene fermi lungo il percorso? Misteri. Ovviamente è più facile di bere un bicchier d'acqua anche perché i nostri sono dotati di fucili ad aria compressa con frecce che addormentano animali di grossa taglia come gli elefanti, figuriamoci due guardie già assonnate di loro natura. Kaufmann prende in consegna il denaro e dà appuntamento nel luogo convenuto dove però il solo Quick si recherà constatandone la morte violenta e il bottino sparito. Con un abile trovata, di sicuro la cosa più intelligente del film, il nostro induce l'assassino a smascherarsi proprio in quell'hotel ginevrino dove si erano incontrati all'inizio. Era quel fetentone di Ben Aicha doppiamente traditore che cade in trappola lasciandoci le penne. Ma i colpi di scena non sono finiti. Il vero Johnny Quick è morto e al suo posto c'è un agente dell'Interpol, da tempo sulle loro tracce, che li fa arrestare ad eccezione della bella Shanda con la quale ha intrecciato una relazione amorosa durante la pericolosa missione.
Tra castronerie e montaggi incomprensibili i caratteristi Dori, Ressel e lo stesso Vargas, superano in bravura la scialba coppia degli interpreti Browne e Sanders. Da segnalare un lampo di recitazione nella grande Olga Solbelli qui in una delle sue ultime apparizioni e con la voce dell'indimenticata Lydia Simoneschi e apprezzabile nel video reperito online.
Assalto al tesoro di Stato
Italia 1967
Regia: Peter E. Stanley
Musiche Angelo Francesco Lavagnino
con
Roger Browne: Johnny Quick
Anita Sanders: Shanda Lear
Sandro Dori: Otto Linnemann
Daniele Vargas: Kaufmann
Tullio Altamura: Lodz
Olga Solbelli: Madame Angot
Dina De Santis: infermiera di Elias        
Franco Ressel: Elias
e con
Zuccolo Di Spilimbergo       
Gianni Baghino
Rosy De Leo       
Antonietta Fiorito       
Angela De Leo
Lucio Casoria
Lina Franchi
Teresa Simona

Commenti

  1. il Logo Alitalia dell'epoca e i velicoli degli anni '60 come la pubblicità sui manifesti dell'aeroporto che l'Alitalia dedicava a Firenze e Pisa con la stilizzazione della cupola del Brunelleschi .. ottimo per il capitolo storia

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  2. velivoli .. che veicoli ahahaha maledetto T9

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  3. Zuccolo Di Spilimbergo dal curioso mestiere di "cronometrista ufficiale" di baci nei corridoi dell'hotel è testimonianza dell'ingegno italico di quegli anni nell'inventarsi mestieri ;-)))

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