Squadriglia 633

Questa storia si ispira alle imprese degli equipaggi dei Mosquito della Royal Air Force e del Commonwealth durante la Seconda Guerra Mondiale. Visto ai tempi dell'oratorio nel cinema parrocchiale è un film che mi è rimasto impresso nella memoria per un particolare legato ad una bomba chiamata "terremoto" in grado di sbriciolare rocce come fossero grissini. I Tedeschi hanno costruito una serie di rampe lungo la costa francese per lanciare razzi micidiali sull'Inghilterra. Senza il carburante apposito questi non sono che  innocui cilindri di metallo ma non manca molto alla consegna del propellente, che viene fabbricato in Norvegia in uno stabilimento racchiuso all'interno di un fiordo a nord di Bergen, difficile da colpire per via di un enorme sperone di roccia che lo sovrasta e protegge. Per riuscire nell'impresa gli aerei dovranno penetrare all'interno del fiordo volando molto basso e una volta in fondo sganciare la micidiale bomba ai piedi della parete rocciosa nella speranza che frani e coprendo la fabbrica ricavata al suo interno. Gli unici in grado di portare a termine la missione sono gli uomini di Roy Grant, comandante della mitica Squadriglia 633 che racchiude piloti inglesi e del Commonwealth e avendo solo 17 giorni per allenarsi vengono trasferiti in una località del nord della Scozia dove possono cimentarsi in condizioni abbastanza simili. Con loro un tenente della marina norvegese, Erik Bergman che in patria coordina la resistenza ed è riuscito a portare in salvo con sé sua sorella Hilde che resterà in Inghilterra fino a guerra finita. Mentre lui dopo aver spiegato nei minimi dettagli la zona bersaglio della missione dovrà tornare in patria per attaccare con i partigiani le postazioni anti aeree poste lungo il fiordo. Purtroppo per lui una volta là cade in mano dei tedeschi e per paura che possa rivelare sotto tortura l'imminente missione, il comando inglese incarica Grant di bombardare la sede della Gestapo a Bergen con il prigioniero dentro. Avendo appena intrapreso una relazione sentimentale con la sorella che Bergman gli aveva affidato prima di partire, Grant a malincuore deve obbedire agli ordini e con un raid in solitaria porta a termine con successo la missione. Hilde con le lacrime agli occhi non può che comprendere che è stata la cosa giusta da fare in quel momento e che anche il fratello avrebbe voluto che qualcuno avesse posto fine alle sue sofferenze. Per paura possa essere compromessa la missione scatta un giorno prima e due ore prima del loro arrivo sul fiordo i partigiani allertati dovranno eliminare le batterie. Purtroppo vengono tutti intercettati ed uccisi segno evidente che il povero Erik aveva parlato e il comando ordina l'aborto della missione. Tuttavia il comandante Grant è già all'inizio del fiordo e dopo un rapido consulto coi suoi decide di continuare sfidando le batterie della contraerea. Tutta la Squadriglia 633 andrà distrutta ma quei pochi che riescono a sganciare sull'obbiettivo o a schiantarsi contro, ottengono il risultato di veder crollare la sommità seppellendo al suo interno la pericolosa fabbrica. Il solo Grant sforacchiato riesce ad atterrare fortunosamente avvolto dalle fiamme. Aiutato dal suo ufficiale di rotta e da un vecchio del posto riesce a mettersi in salvo. Poco prima aveva trasmesso via radio il codice "VESUVIO" che significava successo. Al comando hanno perso tutti i contatti, forse sono tutti morti, una squadriglia intera. Ma la Squadriglia 633 non morirà mai.
633 Squadron
USA 1964
Regia: Walter Grauman
con
Cliff Robertson: Comandante Roy Grant
George Chakiris: Ten. Erik Bergman
Maria Perschy: Hilde Bergman
Harry Andrews: Vice Maresciallo dell'Aria Davis
Donald Houston: Cap. Don Barrett
Michael Goodliffe: Capo Squadrone Frank Adams
John Meillon: Ten. pilota Gillibrand
John Bonney: Ten. pilota Scott
Julian Sherrier: Ten. pilota Singh
Geoffrey Frederick: Ten. pilota Frank
Angus Lennie: Ufficiale di rotta Hoppy Hopkinson
Scott Finch: Ufficiale di rotta Bissell
John Church: Ufficiale di rotta Evans
Barbara Archer: Rosie barista al Black Swan Inn
Sean Kelly: Ten. Nigel

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