Il Dittatore

Lo stato immaginario di Wadiya nel corno d'Africa è retto dal dittatore Haffaz Aladin che governa con pugno di ferro su una popolazione costretta a idolatrarlo con la forza. Con tutti i cliché tipici di questi paesi islamici, odio per America e Israele e corsa agli armamenti atomici, il dittatore ama tuttavia sollazzarsi con una schiera di bellissime donne, le quali compongono anche la sua guardia del corpo speciale. Non disdegna neanche pagare profumatamente importanti attrici internazionali disposte a soggiacere con lui per una notte nella lussuosa reggia che lo protegge dai pericoli esterni. Attentati alla sua persona sono all'ordine del giorno e per questo si avvale di numerose controfigure che ci lasciano le penne in vece sua. Chi cura il “casting”, per così dire, è il fido segretario e braccio destro Tamir che in realtà sta organizzando un golpe vero e proprio ai suoi danni, durante la richiesta visita alle Nazioni Unite, per spiegare all'Assemblea il rifiuto a consentire la loro ispezione ai famigerati siti atomici. Tamir conta di farlo rapire ed uccidere mentre un suo sosia, tra i più sempliciotti reperiti, addirittura un pastore di capre, dovrà con un colpo di scena firmare una nuova Costituzione democratica per il suo paese e dare finalmente inizio alla cessione dei diritti sul petrolio che fino ad oggi Aladin si è ostinatamente rifiutato di estrarre e tantomeno vendere. Il piano si svolge alla perfezione con il rapimento di Aladin ma il maldestro incaricato della sua uccisione non ottiene altro che la sua involontaria liberazione, rimanendo bruciato al suo posto. Vagando per New York senza abiti e denaro si imbatte in una giovane, Zoe, volontaria dei diritti umani e, scambiato per un dissidente del suo paese, viene aiutato amorevolmente a reinserirsi nella società americana, lavorando per lei e la sua associazione di rifugiati politici da ogni parte del mondo. Qui ritrova tutta una serie di connazionali che aveva condannato a morte ma che grazie alla rete diffusa di cospiratori era stata fatta fuggire anziché uccidere. Aladin vuole riprendere il potere
ma si rende conto che non è amato da nessuno e una svolta nella sua vita si rende necessaria, anche perché l'amore per l'irsuta Zoe e tanti episodi di vita quotidiana di questo strano paese democratico gli stanno aprendo il cervello. Riesce a smascherare il piano di Tamir e a riprendere il potere con un discorso toccante all'ONU dove dichiara di voler aprire a libere elezioni e di voler sposarsi con la sua Zoe che sarà una delle mogli ... anzi l'unica moglie. Nel frattempo le votazioni si svolgono in un clima di massima libertà con l'elettorato convinto amichevolmente dai carri armati a dare la preferenza ad Aladin, che raggiante dal balcone saluta il popolo in festa, mentre la mogliettina gli confida di essere incinta. Chissà se sarà maschio o ... aborto?
Sacha Baron Cohen dissacrante come ci ha abituato con i suoi personaggi e divertente al tempo stesso, con la grande capacità di far ridere con temi drammatici come successo in passato con maestri tipo Chaplin o Allen. Nessuno è risparmiato dalla sua graffiante satira, dal politically correct alla demolizione di valori, razze e religioni, con riferimenti espliciti alle recenti paure degli americani dopo l'attacco alle due Torri e all'incubo Osama. Costui non è stato realmente ucciso, ma un sosia al suo posto come del resto per Aladin e da un'inquadratura finale si ha la conferma quando si ritrae per non farsi riprendere dalle telecamere in una delle stanze, ospite nella enorme reggia di Aladin.

The Dictator
Stati Uniti 2012
Regia: Larry Charles
con
Sacha Baron Cohen: Generale Aladin Haffaz
Ben Kingsley: Tamir
Anna Faris: Zoe
John C. Reilly: Clayton
Chris Elliott: Signor Ogden
Kevin Corrigan: Slade
J. B. Smoove: Usher
Bobby Lee: Mr.Lao
Jim Piddock:
Aasif Mandvi: Dottore
Chris Parnell: Giornalista
Erick Avari: Omar
Jason Mantzoukas: Nadal
Danielle Burgio: Guardia vergine
camei di
Megan Fox: se stessa
Edward Norton: se stesso

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