Racconti romani

Alvaro appena uscito di prigione per un lieve "delitto d'onore" è la mente di un singolare quartetto di imbranati con la fissa di acquistarsi un camioncino per avviare un'attività di autotrasporti. Alvaro è nulla facente al momento e gli altri tre, Otello, Mario e Spartaco fanno piccoli lavori che non gli consentono di racimolare la somma di trecentomila lire per l'acconto dell'agognato camion che dovrà poi essere saldato in comode rate, prevedendo un'attività assai remunerativa. Tutto sta però a iniziare e con le brillanti idee di Alvaro si combina ben poco. Anzi va sempre tutto nella direzione opposta a quella preventivata per far lievitare i pochi denari fino alla somma necessaria. Si inizia con un maldestro tentativo di bagarinaggio durante un incontro di calcio allo Stadio Olimpico che termina con la confisca dei biglietti e conseguente perdita del denaro investito. Tentano allora la via dell'elemosina coinvolgendo uno scrittore squinternato affinché scriva per loro una lettera commovente tale da impietosire il prossimo per ricavarne del denaro. Ma la cosa naufraga prima di essere messa in pratica visto che lo stesso scrittore la mette in atto a suo beneficio "rubando" l'idea ai suoi committenti. Provano perfino a spacciare delle banconote false da diecimila pagandole mille ma anche questa iniziativa va in fumo per la poca somiglianza con le banconote vere che le fa riconoscere anche da un ragazzino. Non paghi del trambusto che stanno causando nei rapporti con le loro madri, mogli e fidanzate e sempre seguendo le geniali idee di Alvaro arrivano a cacciarsi in quello che sarà l'ultimo pasticcio. Fingendosi poliziotti in borghese in giro di ispezione notturna, cercano di spillare soldi a coppiette appartate nei giardini di Villa Borghese trovando la ferma reazione dei malcapitati e il successivo intervento dei carabinieri che li mette in stato di fermo con la sola eccezione del capo Alvaro che è rimasto contuso a terra dietro a un cespuglio e non l'hanno visto. I tre vengono spaventati con la possibilità di avere 25 anni di carcere per i vari reati sommati tra loro ma visto che non c'è nessuna denuncia vengono rilasciati il giorno dopo nella speranza di averli spaventati per il futuro. Infatti scampato il pericolo, con la paura che si è fatta veramente sentire stavolta, è meglio continuare nei loro anche se modesti lavori ma non prima di aver dato una lezione al capo Alvaro che viene gettato nel Tevere e fatto oggetto di lancio di sassi e terra. Anche lui mette la testa a posto e nel finale lo vediamo al lavoro con la tuta da meccanico mentre con colleghi va a recuperare un auto in panne.
Una piacevole commedia che oggi ha il duplice scopo di divertire e far veder come eravamo e com'era Roma senza il traffico di oggi, con i ragazzini che potevano giocare in strada e con i contadini che portavano derrate alimentari in città con i loro carretti. Insomma quando vedo questi film mi si placa ogni affanno un po' come succedeva a Calindri quando beveva il suo Cynar contro il logorio della vita moderna. Bravi gli interpreti sia maschili che femminili con il simpatico "bassetto" Giancarlo Costa meno noto ma allo stesso livello recitativo dei suoi più conosciuti compagni. Camei straordinari di Totò e Vittorio De Sica e una fugace apparizione di Mario Riva in veste da cameriere.

Racconti romani
Italia 1955
Regia: Gianni Franciolini
Musiche di Mario Nascimbene
con
Franco Fabrizi: Alvaro
Antonio Cifariello: Otello
Maurizio Arena: Mario
Giancarlo Costa: Spartaco
Silvana Pampanini: Maria
Sergio Raimondi: Valerio
Totò: professor Semprini
Vittorio De Sica: avvocato Mazzoni Baralla
Nando Bruno: Amilcare
Mario Riva: cameriere
Aldo Giuffrè: avvocato
Mario Carotenuto: il commendatore
Eloisa Cianni: Iris
Giovanna Ralli: Marcella
Maria Pia Casilio: Annita
Turi Pandolfini: un cliente del barbiere
Anita Durante: Madre di Alvaro
Gisella Monaldi:Madre di Marcella

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