Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure

Un capolavoro del grande regista giapponese. Un omaggio all'uomo e alla natura come raramente capita di vedere sul grande schermo. Un piccolo uomo che ti cattura fin dall'inizio per la sua grandissima semplicità e umanità sconfinata come il suo mondo: la taiga. Di etnia Goldi, il vecchio cacciatore nomade incontra nel suo cammino il Capitano Vladimir Arseniev, incaricato di esplorare e mappare le impervie zone del fiume Ussuri ai confini con la Manciuria e accetta di far loro da guida. Ben presto si guadagna la stima e la fiducia di tutto il gruppo e in particolar modo del capitano che è affascinato dalla sua personalità di uomo umile, che non ricorda quanti anni abbia, ma di sicuro ha vissuto in perfetta armonia con la natura in un rispetto dei ruoli che essa affida ad ognuno di noi. Per lui tutto è "omo", fuoco è omo, come pure acqua e vento e sole e luna. Tutto è umano per lui e la sua compassione per tutto ciò che lo circonda lo pervade e in quell'ambiente contagia perfino un militare come il capitano Arseniev che ne viene profondamente toccato. Dersu gli salva la vita in diverse occasioni di pericolo come quando, sorpresi da una gelida tormenta e col capitano spossato, lui taglia quante più canne possibili e con una forza sovrumana a dispetto di un fisico minuto, riesce a creare un ricovero per passare la nottata. Kanga, lo spirito della foresta è con lui ma quando è costretto ad uccidere Amba, la tigre, nel loro dialetto, per lui inizia il declino. Era un pezzo che l'animale li seguiva celata nel folto della macchia, ma Dersu ne aveva colto la presenza grazie al suo fiuto e a una vista capace di scovare la minima traccia di animale nel terreno impervio. Aveva cercato di dissuaderla urlandole che c'era tanto spazio nella taiga e che non doveva seguirli "perchè soldati con fucile sparano a amba". L'aveva uccisa e Kanga avrebbe mandato altra amba per uccidere lui non più degno di vivere in taiga. Con la vista che gli si è abbassata non è più in grado di vivere lì e accetta di andare col capitano a fine missione, ospite nella sua casa in città. Ma la vita civile non fa per lui, non sa che farsene di un letto, che senso ha vivere in una scatola come lui definisce una casa. Vorrebbe costruirsi una capanna ma non può e le regole di convivenza dei cittadini non fanno per lui che vorrebbe tagliarsi un albero nei giardini pubblici prontamente fermato dalla polizia avvertita da alcuni cittadini. Allora prega il capitano di lasciarlo andare di nuovo libero nella sua taiga con un cielo per tetto. Lascia tutti tristi e piangenti che ormai lo consideravano uno della famiglia, Saluta la signora, il "piccolo capitano" al quale aveva insegnato molte cose della natura regalandogli molti artigli di vari animali e riceve in dono dal capitano un fucile di precisione di ultimo modello. Di lì a poco l'ufficiale verrà convocato dalla polizia di una zona remota per riconoscere un cadavere rinvenuto nella foresta che aveva in tasca un suo biglietto da visita, per dargli un nome. Dersu Uzala, professione cacciatore, nella storia del Cinema.
Dersu Uzala
URSS, Giappone 1975
Regia: Akira Kurosawa
con
Maksim Munzuk: Dersu Uzala
Yuri Solomin: Capitano Vladimir Arseniev
Svetlana Danilchenko: Sig.ra Arseniev
Dmitri Korshikov: Wowa
Vladimir Kremena: Turtwigin
Aleksandr Pyatkov: Olenin
Suimenkul Chokmorov: Jan Bao

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