La strage del settimo cavalleggeri

Il Maggiore Parrish che sta facendo carriera al contrario, come dice un suo superiore è appena stato retrocesso a capitano quando il suo vecchio comandante ed ora Presidente degli Stati Uniti d'America, Ulysses Simpson Grant, accetta la sua proposta di incontrarsi col gran capo Toro Seduto per definire un piano di pace duratura con la grande famiglia Sioux. Da un lato la caparbietà di Parrish di trovare una via di pacifica convivenza con gli indiani, coadiuvato e compreso da Toro Seduto, che hanno come contraltare le bizze e lo spirito indomito di Cavallo Pazzo da un lato e Custer e altri militari dall'altro. Tutti sembrano avere le proprie ragioni in un cammino che porta solo alla guerra e alla distruzione. Toro Seduto stenta a tenere a freno le numerose tribù sobillate da Cavallo Pazzo, ma è uomo consapevole che anche vincendo la prima battaglia la guerra sarà inesorabilmente persa perché il grande Padre Bianco dispone di armate molto più numerose, equipaggiate ed armate. Anche i coloni contribuiscono a creare tensione con soventi passaggi in territori considerati sacri, cacciando la loro selvaggina e non esitando ad ammazzare il primo muso rosso che si presenta dalle loro parti. In questo alcuni minatori che han trovato vene d'oro nelle Black Mountains sanno essere  ancor più spietati. Parrish riesce a contattare il gran capo e concorda con lui il previsto incontro ma lo scavezzacollo Custer, capelli d'argento, che sta facendo anch'egli carriera al contrario, ne combina una delle sue uccidendo due esploratori Sioux e scatenando le ire di tutte le tribù che culminano nella strage di Little Big Horn. Parrish non può far altro che placare Toro Seduto e dissuaderlo dal continuare la guerra visto che sta sopraggiungendo una potente armata. Riesce a farlo mettere in salvo promettendo che cercherà in tutti i modi di tener fede all'incontro stabilito. Ma Parrish viene considerato un traditore e la corte marziale ne decreta la fucilazione che deve avvenire alla presenza del costernato ma impotente Grant. Sarà proprio Toro Seduto a intervenire in extremis scongiurando tale esecuzione e offrendo la pace in nome di quell'uomo, Parrish, che lui oggi considera come un figlio, che era disposto a sacrificare la sua pur di ottenerla. Grant non può che convenire e con grande commozione di tutti si apre la seduta che decreterà uno nuova e duratura pace.
Il titolo in inglese era talmente esplicito che solo in Italia avrebbero potuto fuorviarlo come spesso accade. Infatti di Custer e del suo settimo cavalleggeri si parla solo marginalmente e in chiusura del film quando viene massacrato da forze preponderanti, per il resto è la storia di Toro Seduto, delle grandi tribù del Dakota e di questo maggiore la cui veste credo sia solo filmica. Paesaggi, indiani veri, fortini e tanta azione ne fanno un buon film da vedere ad ogni passaggio TV.
Sitting Bull
Stati Uniti 1954
Regia: Sidney Salkow
con
Dale Robertson: Maggiore Robert Parrish
J. Carrol Naish: Toro Seduto
Iron Eyes Cody: Cavallo Pazzo
Douglas Kennedy: Colonnello George Armstrong Custer
John Hamilton: Presidente Ulysses S. Grant
Ana Robinson Calles: Nuvola Bianca
Mary Murphy: Kathy Howell
John Litel: Generale Wilford Howell
Al Wyatt Sr.: Capitano Swain
Thomas Browne Henry: Agente Indiano Webber
William Tannen: O'Connor
Joel Fluellen: Sam
William Hopper: Charles Wentworth
Felix Gonzales: Giovane Buffalo

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