L'anno prossimo vado a letto alle dieci


"Pulp, molto pulp. Pure troppo."




Questa l'interpretazione del genere data dall'indimenticabile Thomas Prostata, immaginario autore e critico letterario interpretato dal sottovalutato e ormai scomparso dalle scene Bebo Storti, ora politico communista, quindi dedito ad altre fiction pure esse pulp, molto pulp. Pure troppo.

Avete letto la data della messa in onda di quello scketch, correva l'anno 1997.

Secondo wikipedia "Il pulp è un genere letterario che propone vicende dai contenuti forti, abbondanti di crimini violenti, efferatezze e situazioni macabre e che di norma va a braccetto con l'hard boiled, il poliziesco e l'horror."
Mi sta bene. Ma non basta.
Verso la metà degli anni novanta in Italia si forma un gruppo di scrittori denominati "I Cannibali" . Questa generazione di autori italiani ha rivisitato in chiave contemporanea il genere letterario "pulp". Grazie alle opere dei "cannibali" e al successo del film Pulp Fiction, la notorietà del "pulp" in Italia indusse il comico Bebo Storti a creare il personaggio dello scrittore pulp Thomas Prostata, protagonista di alcuni sketches del programma televisivo Mai dire gol. Il suo tormentone era la battuta "Pulp, molto pulp... pure troppo!".
Ammanniti, Brizzi, Nove, Isabella Santacroce, giusto per nominare i più famosi.

1995. Esce nelle sale L'anno prossimo vado a letto alle dieci.
Titolo assurdo ed incomprensibile. Per un film decisamente grottescamente deliziosamente ingenuamente pulp, molto pulp. Pure troppo.
Un regista sconosciuto che recita anche un ruolo di coprotagonista.
E tanti attori relativamente poco conosciuti, ma che di lì a pochi anni diverranno star della scena italiana: Ricky Memphis, Valerio Mastandrea, Claudia Gerini, Luca Zingaretti, Marco Giallini (er Teribbile di Romanzo Criminale serie tv). E il cameo indimenticabile di Ninetto Davoli.
Un cast di primissimo livello.

La storia è semplice, del tipo 'tutto in una notte'. Due amici, vicini di casa, Poldo pronto a spupazzarsi una ragazza per l'ultimo dell'anno imminente, Rosario pianta la sua fidanzata Monica sotto una pioggia torrenziale per poi andare a piangere sul divano dell'amico Poldo.
Poldo s'incazza, ma il valore dell'amicizia virile, obtorto collo prevale.
Dopo inutili tentativi di scrollarsi di dosso il lamentoso Rosario, trascinandolo ad una festicciola pomiciona di San Silvestro, Rosario accetta di farsi condurre a casa dei suoi genitori e di lasciare in pace Poldo.
E' durante il viaggio, che tutto accade.



Sulla strada che porta fuori città, dove cominciano boschi e campagne, Poldo e Rosario s'imbattono in una coppia (Gerini e Mastandrea) che a bordo strada attira la loro attenzione: i due amici decidono di fermarsi. Si tratta di un ragazzo e una ragazza che dicono di aver lasciato la loro macchina in panne su una stradina adiacente, poco lontano e chiedono un passaggio. Ben felici di festeggiare la mezzanotte ormai vicina, Poldo li lascia salire, ma dopo poco si trova la pistola di Mastandrea puntata alla tempia. È l'inizio di una notte da incubo senza fine.
Tra fughe ed inseguimenti il gruppetto cerca rifugio in un casolare perduto in una boscaglia inquietante e spettrale evocativa de "La casa" di Sam Raimi, e vi incontra la banda del Tenente (Ninetto Davoli), un fantastico pazzo assassino circondato da un pungo di disadattati violenti succubi del suo genio del male.
Prigioniero in bagno, l'architetto, vittima di un rapimento andato male.
Tra inseguimenti, sparatorie, coltellate, piogge di sangue, e strani poliziotti, la notte di Poldo e Rosario pare non essere destinata a concludersi con un'alba.
Fino al finale drammatico e consolatorio al tempo stesso.
Film insolito, non inquadrabile in un genere preciso, Orlando mescola troppi generi e troppi stili di recitazione e il risultato non è ne fluido nè compatto, e Memphis ha i suoi limiti
Tuttavia per me resta memorabile, perchè inatteso, sorprendente, spesso divertente, gioiosamente morboso e pulp, e soprattutto un po' cazzone, accompagnato da una colonna sonora di livello assoluto, opera di Roberto Ciotti, che vira dal blues all'epica sergioleonesca del carillon, tra Morricone e Marrachech Express.

Io lo consiglio, se mai lo passassero ancora in televisione.

Qui sotto la scena del carillon, youtubbata da me medesimo.
Enjoy the freak show.

Commenti

  1. bravo ucarca ma quelle etichette di "nuovo conio" per "attori" italiani sono alquanto indigeste ;-)

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  2. Levale pure se non l hai già fatto, mi adeguo alle preferenze del padrone di casa :-)

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    1. non lo potrei mai fare neanche se lo ... vorrei :)
      (trova l'errore)

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