Far West

L'ultimo film di un grande regista che a dispetto di un cast modesto e con le musiche di un altro grande come Max Steiner, ci lascia una pagina indimenticabile del cinema western. A dimostrazione che un buon film di questo genere si può fare anche con i paesaggi e soprattutto i nativi americani, qui convenuti in gran numero e soprattutto in gran spolvero, parola quest'ultima da prendere letteralmente. Del resto i suggestivi paesaggi del Deserto Dipinto o la Church Rock che si impone con la sua maestosa bellezza, sono soggetti a sollevarne molta di polvere, specie se attraversati da centinaia di bellicosi indiani e altrettanti cavalleggeri in giacca blu. La polvere la fa da padrona fin dal fortino, ultimo avamposto nel deserto, fatto da mattoni rossi come la terra che lo circonda, cotti in fornace e stracotti dal sole cocente a coprire quelli che sono poco più che tuguri: Fort Delivery. In questo ambiente ostile capita il giovane tenentino Matthew Hazard, fresco di accademia e trova una guarnigione ormai senza regole in uno stato di abbrutimento totale dovuto sia all'ambiente che all'inedia, oltre al fatto che manca un comandante che è provvisoriamente sostituito dal capitano medico. La sveglia la suonano gli apaches di Falco Nero, unico che ancora combatte e non accetta la riserva e con continue scorribande attacca carri isolati o piccoli drappelli per poi tornarsene nel vicino Messico. Si rende necessario l'intervento del Gen. Quaint che piomba al forte di prima mattina giusto in tempo per l'alza bandiera e la guerra divampa. Astute mosse di Falco Nero da un lato e abili manovre dissuasive e diversive della cavalleria dall'altro rendono lo scontro altamente spettacolare ma senza vinti e vincitori: "Veni, vidi e non vici che tradotto in gergo militare significa che ci hanno fregato anche stavolta" dice uno sconsolato generale. Ancora una volta i Chiricahua si dileguano oltre confine. Non resta che la diplomazia e il tenentino con lo scout indiano viene inviato in missione per convincere il capo indiano ad accettare la resa e le condizioni di miglior vita che può ottenere vivendo in pace nella riserva assegnata. La missione ha successo anche se contrastata fino all'ultimo da quei "capoccioni di Washington" e la medaglia con promozione chiudono un film epico e spettacolare.
la stupenda Church Rock tratta da Wikipedia

Come dicevo la parte del leone la fanno gli indiani con una presenza massiccia e colti spesso nel loro linguaggio originale condito da gesti che restano nella memoria di chi li ama da sempre. Un appunto all'eccessivo piumaggio dei capi che mal si concilia con gli Apaches e all'inopinata decisione di cambiare il nome a Falco Nero che in origine è Chief War Eagle, Capo Aquila di Guerra. Suonava senz'altro meglio.



A Distant Trumpet
Flag 1964

Regia: Raoul Walsh
Musiche di Max Steiner
con
Troy Donahue: Ten. Matthew Hazard
Suzanne Pleshette: Kitty Mainwarring
Diane McBain: Laura Frelief
James Gregory: Gen. Alexander Upton Quaint
Claude Akins: Seely Jones

Commenti

I Magnifici Sette della settimana

400 giorni - Simulazione spazio

Il maestro di Don Giovanni

Gli ammutinati dell'Atlantico

Gianni & Pinotto - Africa strilla

La Pica sul Pacifico

Lo straniero della valle oscura - The Dark Valley

Zambo, il dominatore della foresta