Hollywood Party

Considerato il capolavoro di Blake Edwards questo film del 1968 si regge per la bravura del compianto Peter Sellers e a mio avviso è divertente si, ma non certo un capolavoro. Questo è naturalmente il mio parere che l'ha visto colpevolmente solo in questi giorni e forse per questo ha perso la sua vena dopo centinaia di altri film comici visti nel frattempo. Credo tuttavia che un capolavoro sfida tranquillamente il tempo senza mai perdere lo smalto e in questo caso non sono andato oltre 2 o 3 risate, tanto prevedibile era lo svolgimento dei fatti. La vicenda si svolge nella sontuosa villa di un produttore cinematografico al quale il maldestro indù Bakshi Hrundi, Peter Sellers, ha mandato a monte un costoso film per le reiterate goffe e dannose entrate in scena. Gli hanno cantato chiaramente di non farsi più vedere e che la sua carriera di attore in America può considerarsi chiusa. Per un caso fortuito viene accreditato alla festa dove nessuno lo conosce e chi potrebbe non riesce a farlo nella confusione generale dell'evento. Nella casa, modernissima e con tanti giochi d'acqua, con piscine e ponti che si ritraggono comandati elettricamente, un' imbranato come lui  ha il territorio giusto per le sue catastrofiche esibizioni e in questo aiutato anche da uno sbronzo cameriere. Quest'ultimo, tra le tante, ebbro di aperitivi che ingozza invece di servirli agli ospiti, serve l'insalata con le mani facendo il verso all'insuperabile Stanlio di "From sup to nut" senza riuscirci e anzi denotando in questa scena una scelta avventata del suo regista, di accostare un mostro sacro come Laurel e una scena madre, quella della celeberrima insalata in camicia, ad un caratterista anche se bravo. Di questo passo, tra una necessità perentoria di urinare e seguente caduta in acqua si arriva al finale con la villa resa impraticabile da schiuma e allagamenti. Direi quindi un buon film, con qualche caduta di stile come la scena suddetta e in generale godibile l'opulenza e la ricchezza della società americana di quegli anni ben descritta, con l'annuncio dell'imminente contestazione giovanile che stava arrivando e che prende corpo nel finale con l'entrata in scena dei figli dei proprietari con amici ed elefantino al seguito tutto dipinto con temi psichedelici e hippy.


nel 1800 non esistevano ancora gli orologi da polso ... ;-))

Hollywood party - The Party Flag 1968

Regia, soggetto e sceneggiatura: Blake Edwards

con
Peter Sellers: Hrundi V. Bakshi
Claudine Longet: Michèle Monet
Jean Carson: Nanny
Marge Champion: Rosalind Dunphy
Al Checco: Bernard Stein
Corinne Cole: Janice Kane
Dick Crockett: Wells
Allen Jung: il cuoco

Commenti

  1. visto a suo tempo l'avrei senz'altro apprezzato di più ma certi accostamenti a mostri sacri del cinema comico e/o a situazioni cult di certo cinema mi sembrano francamente forzate o addirittura fuori luogo da parte della critica
    che si legge sul web
    di sicuro gradevole l'atmosfera "easy going" di quegli anni e quella società opulenta che non si accorge della realtà che la circonda e in questo Sellers è molto brillante nel definirne contorni e contraddizioni ma alla
    fine nulla di più e le scene
    comiche sono quasi sempre prevedibili se non addirittura rifatte su altre ben più celebri
    buon film ..
    ma non capolavoro

    RispondiElimina
  2. Peter Sellers, se lasciato solo, in mano poi a Edwards, riesce a dare il meglio di sè, come nel prologo. Ma è anche vero che il cameriere, al di là di tutto, gli ruba la scena diverse volte.

    RispondiElimina
  3. Sicuro di avere visto Hollywood Party?

    Il prologo è fantastico, e Peter Sellers è un fenomeno.

    L'improvvisazione capilalre con la quale ha costruito il suo personaggio è emblematica delle sue capacità. Si dice che la sceneggiatura fosse di sole 12 pagine.

    Memorabile "birdy birdy gnam gnam"....o il colpo con la pistola giocattolo oppure ancora l'episodio di quando si ritira privatamente in bagno....

    L'effimro mondo dello spettacolo viene messo in scena in tutte le sue limitatezze, nel trionfo dell'happenig, e di questo personaggio vulnerabile, triste, e innamorato che è Hrundi V. Bakshi.

    Film indimenticabile.
    Zio, riuguardatelo che è meglio. :)

    RispondiElimina
  4. guarda che ho specificato che il film si regge sulla bravura di Sellers
    e che purtroppo l'ho visto solo
    oggi quindi magari già soddisfatto da altri capolavori comici visti in questo lasso di tempo (43 anni non sono pochi)
    il preambolo da trombettiere è innovativo e fantastico allo stesso tempo ma l'esplosione è da cartoni animati bipbip vs wile coyote
    e cmq termina subito mentre il party vero e proprio è prevedibile e scontato nello svolgimento
    sempre con un occhio di riguardo
    alle sue battute ma come dice Gegio e come facevo notare anche io in recensione il cameriere gli ruba spesso la scena e con un ruolo di carattere
    non certo da attore e aggiungevo che l'insalata con le mani è presa pari pari a un mostro sacro
    le cadute in acqua e le schiume poi
    lasciano il tempo che trovano se
    viste oggi ..
    diciamo che ho rivisto poco tempo fa e postato nel blog il dittatore di Woody Allen e pur avendolo rivisto decine di volte mi sono
    scoppiate fragorose risate ..
    ecco cosa intendevo tra un capolavoro e un normale film e in
    genere non mi lascio mai influenzare da critiche di gente più esperta e addetta ai lavori ma
    mi baso sempre e solo su mie impressioni .. questo è il bello
    e l'atteggiamento giusto da tenere di fronte a un film o libro o
    spettacolo in genere .. basarsi sulle proprie impressioni anche se vanno contro quelle degli esperti
    tutto lì.
    posso anche rivederlo il film
    non cambierebbe molto la mia valutazione
    ;-)

    RispondiElimina
  5. Secondo me dovresti rivederlo più e più volte. E poi semmai il cameriere interviene come 'spalla'. Che sensa ha dire gli ruba la scena??

    Non sono per niente daccordo con quello che scrivi ma rispetto fino in fondo la tua opinione. :)

    RispondiElimina
  6. La definizione di capolavoro è di per se soggettiva ... soprattutto quando si parla di arte e non di entità misurabili in modo certo ... a parte sto pistolotto film straordinario che piglia, con garbo, per il sedere il modo di Hollywood che da li a poco sarà stravolto dal nuovo cinema e dal nuovo che avanza ... stanno per fare l'ingresso in scena la realtà, il dopo vietnam e si comincia a mettere in soffitta i party e le colazioni di milionari annoiati e buoni a nulla e si comincia a parlare dei poveri cristi ... questo film segna la caduta degli dei e di certo modo d'intendere il cinema ... non è più solo roba da ricchi ...

    RispondiElimina
  7. Che senso ha dire gli ruba la scena??
    -----------------
    che lo vediamo spesso protagonista
    lui caratterista che prende in mano
    lo schermo parecchie volte da solo
    girovagando per la casa
    sbronzo spesso e volentieri con
    punte che lo fanno entrare ed uscire dall'acqua in vece dei ponticelli
    servire in maniera maldestra
    e in varie occasioni
    azzuffarsi col cuoco e il capo cameriere quando anche pomiciare con la stellina sbronza come lui
    o azionare i pulsanti della casa
    insomma più che un ruolo circoscritto anzi direi quasi da protagonista aggiunto
    e non sappiamo nemmeno come si chiama o perlomeno io non sono riuscito a individuarlo nei crediti
    eheheh

    RispondiElimina

Posta un commento

i vostri commenti sono molto apprezzati

Post popolari in questo blog

400 giorni - Simulazione spazio

Don Camillo e Peppone - la saga - (1952 - 1965)

I sei della grande rapina

Solo per vendetta

Il grande colpo di Surcouf